A imperitura memoria
Giovanni Facchetti
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Il lavoro rende liberi la scritta all’ingresso
ma dentro si compiva un tragico abominio,
impersonavano l’uomo e il suo regresso
quei mostri che idearon i campi di sterminio
le vittime ammassate in luridi stanzoni
marchiate come bestie e senza identità
vuote di speranza e colme di privazioni
vestite di un sacco e spogliate di dignità
ognuno a rincorrere una sopravvivenza
e tutte a soffrir per il freddo e la fame
dov’era mai il limite della sofferenza
se gli angeli son trattati in modo infame?
nessuna pietà ai non idonei al lavoro,
innocenti bambini, donne e malati
son sei milioni le vittime del disdoro
che in camere a gas verranno trucidati
ma la memoria di chi è sopravvissuto
durerà in eterno, non avrà un mesto oblio
si perpetui il lamento di ogni caduto
e ai colpevoli la pena e il castigo di Dio.
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Giovanni Facchetti
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