Olocausto
Giovanni Monopoli
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Senza più ritorno quel lungo viaggio, deportati
genocidi, olocausto, sacrifici dell’ultimo respiro,
tutto perduto in un attimo da follia martoriati
perseguitate esistenze nello spazio di un mattino.
Lapilli dal cielo, segno di distruzione,
baracche colme, ultime speranze di vita,
nel crollo della umanità al crepuscolo delle lacrime
nello sterminio di esseri “inferiori”.
Sguardi d’innocenti bambini sperduti nel vuoto,
litanie evocate nei tristi destini di forni crematori,
lento quel treno s’accosta all’ultima fermata,
nello stridio d’infreddoliti ceppi... premonitori.
Foto immortalate a rammentare recente passato,
cumuli di valigie accantonate coi ricordi
occhiali, vesti bruciate come le vite in camere a gas
nella pazzia annunciata a memoria dell’essere umano.
Sterminato campo, fili incrociati,
calpestio di striscianti passi scanditi nel tempo
freddo pungente, pianti dirotti risuonanti
per non dimenticare mai la libertà perduta.
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L'autore
Giovanni Monopoli
Commenti (1)
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Sara Acireale27 gennaio 2014
Un viaggio lungo, interminabile verso una meta ignota. Un viaggio senza ritorno. Oggi, più che mai non bisogna abbassare la guardia, oltre a NON DIMENTICARE bisogna educare le giovani generazioni al rispetto verso gli altri esseri umani e a essere contro ogni tipo di razzismo e antisemitismo. Ai vari "revisionisti" che con metodo scientifico cercano di demolire l'orrore del 900 vorrei dire: "Perché non vi revisionate il cervello?". Una poesia di profondo spessore che farei leggere in tutte le scuole.

