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Amicizia 11 febbraio 2014 · lettura 3 min · 4774 letture

Benedetta Bianchi Porro, Grande del nostro tempo

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giampietro corvi c 110 poesie pubblicate
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Oltre l’incanto del Benaco, da una finestra un sereno strano a chi guarda e non riesce. È bianca l’unica rosa sbocciata in gennaio una ragazza nel bianco di un letto ci lascia sulle labbra un sorriso, il suo Dio nella mano. I giorni si riavvolgono lievi a chi vuole vedere: Un libretto d’esami gettato nell’aria che grida dilava un bel sogno ogni giorno sempre di più. Lo studio ha colto un nome e scandirlo non so - atroce parola - e non consola scoprirlo per prima. Muovere passi lenti nella domanda che incalza. Mani cercano mani ogni volta in affanno, mentre "l’illusione fa tremare più della disperazione”. Silenzi interiori, frastornati da silenzi d’intorno cercano impauriti un bisogno d’indefinito, di Alto. “L’Amicizia” come “l’acqua in cui mi specchio” si dona feconda, inesauribile sorgente di amici. Il midollo non regge e le gambe lo seguono a letto. La sua stanza - crocevia di vite - si ride e si canta si dimentica di essere tra una persona speciale. È vero si prega, anche se uno resta solo in ascolto non comprende il criterio di Dio - un grido si tace. Qualche amico le è più vicino nel mistero di vivere che rivela ogni istante i gesti sofferti da Cristo: “dirò senza vergogna: ho paura, Signore aiutami" Un dì anche la spina ha smarrito la presa. È buio: “Esisto, quando riesco a vedere la Sua immensa grandezza, nella notte buia dei miei faticosi giorni”. Un filo di voce è rimasto, un canto continuo a Dio. S’inventano un muto alfabeto e gli amici le parlano. Non vede: fa niente. Le sue dita sono premute sul viso e scherza: “non sono una pompa di benzina" e sorride. “I giorni passano, nell’attesa di Lui che amo nell’aria nel sole che non vedo più ma che sento ugualmente nel suo calore, quando dalla finestra mi scalda le mani”. L’ultimo incontro con gli amici che l’attendono: “mi sembra di essere contesa e desiderata: che ridere...” Incessante il susseguirsi di mani, carezze al tepore di esserci e fra i sorrisi, un umile orgoglio di donna: “la vita è davvero una cosa meravigliosa, anche negli aspetti più terribili.” Ci lascia un ventitré di gennaio, sulle labbra un lieve sorriso: “Mamma... ricordi... la leggenda?” Benedetta aveva dato tutto di sé. Un racconto, più tardi si ricompone: “Il mendicante e il Re”
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* Neurofibromatosi diffusa, sindrome di Recklinghausen. *A quei tempi molte pompe di carburante funzionavano ancora con una leva, manualmente *Ero andato mendicando di uscio in uscio lungo il sentiero del villaggio, quando, nella lontananza, apparve il tuo aureo cocchio come un segno meraviglioso; io mi domandai: chi sarà questo Re di tutti i re? Crebbero le mie speranze e pensai che i miei giorni tristi sarebbero finiti; stetti ad attendere... (R. Tagore)

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L'autore
giampietro corvi c

"Biografia di uno scrivente” Gli hanno detto che è nato al Gozzadini di Bologna il 4 luglio di qualche lustro fa, di sette mesi, per giunta scarsi. La prima scuola frequentata è stata l’Università del Morazzo (così chiamata con nostalgico bene, ancora dai superstiti): un ex magazzino agricolo nell’estrema periferia

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Commenti (1)

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nemesiel14 febbraio 2014

Poesia dalla bellezza e profondità che si autocommenta. Dedicata ad una di quelle anime eccezionali il cui dolore e la cui sofferenza hanno un senso solo se riportate alla riflessione degli altri, a quella schiera di amici sempre presenti e accanto... alle parole, ai gesti, alla preghiera ma anche a quel silenzio meraviglioso di chi resta senza parole in ascolto... "È vero, si prega, anche se uno resta solo in ascolto, non comprende il criterio di Dio."... Già, non è per noi comprendere...