Agro in tempesta

Coltre d’ammassi fitta e forti venti,
il sole allontanato malamente
umiliato e vinto è all’occhio assente...
E infin scoscio assordante ed improvviso
rimbomba per le strade e vie d’intorno,
e fulmini, e saette e tuoni e lampi ...
In chiuse mura affrettan residenti
qual fortilizio ad umido invadente,
ristor nell’urbe cercano indugiando,
ove uragan ricopron grida e canti...
Non lungi in campo agreste il pio villano
è senza scudo a contrastar ciclone,
il cataclisma disperato affronta
inerme esposto a folgori e gran fiato.
Poi saturo al midollo da cascate.
al suo fienile il disgraziato affretta
e osserva immoto il compiere del fato.
Di Giove l’ira che si plachi attende,
che stalle e ovili prega gli risparmi
e alfin nei solchi il seme ancor dimori...
Che paglia sui tettucci dei tuguri
si cheti in giusta sede, e recinzioni
non cedano con bestie in preda ai lupi.
È per la vita che si volge al nume,
se bestia e seme muor, ei pur non vive!...
D’incanto cessa tutto il pandemonio,
più non sovrasta il nembo e quieto il mondo;
calma imprevista e pace surreale,
spaventa ora persin lucor del sole...
E timoroso l’uom sull’aia appare...
controlla il miser di burrasca il frutto,
riedifica con ansia il suo confine
e bestie sue riconta ad una ad una...
Infin risollevandosi in sorriso,
va l’occhio grato al ciel con una prece.
©
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L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
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