Non credere
carolina parrilla
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Non credere uomo che ancor a lungo
starò paziente ad aspettare l'ennesima
ferita inflitta alla mia carne dalle tue mani
di morte
e che l'amor da me donandoti con materna
tenerezza sia ripagato con la fredda indifferenza
di chi dall'alto del suo sentirsi superiore è abituato
a prendersi tutto, senza mai ricambiare
Fin dal primo momento in cui esiliato
dall'eden sei giunto a me per volontà
divina con ampia dovizia mi son prodigata
a soddisfar di te ogni bisogno
Ho covato semi dentro al mio ventre bruno
per far nascere armonie di colori a ondular
su esili steli, tremuli vagheggi di corolle e colmar
cosi di vasta bellezza i tuoi occhi silenziosi
Al bacio d'un vivido sole ho fatto maturare
frutti e messi dorate per nutrirti e sostentarti
e dalle mie ossa scaturire pure sorgenti
per dissetarti con acqua adamantina
No non credere uomo che ti permetterò
impunemente di trafiggermi il costato
con i roteanti tentacoli che ti servon a estrarre
dalle mie vene il nero oro, necessario a saziare
la tua sete dilagante di potere
né di far scomparire dall'orizzonte la soave
meraviglia dell'alba e del tramonto, ingoiati
dal venefico fumo di quei pinnacoli d'acciaio
che rendono il cielo perennemente vestito
a notte
Grande sarà il mio furore ad abbattersi
su di te con tempesta e fuoco e dalla tua fine
forse germinerà per me una nuova stagione
la soave carezza di primavera farà spuntare
qualche esile filo d'erba dal deserto rimasto
poche foglie tra i rami inscheletriti saluteranno
chi dopo di te verrà e saprà apprezzare ciò che potrò
donargli, senza profanarmi, disgregarmi, annullarmi
e in cambio avrà amore e vita a riempirgli il cuore
e i polmoni...
Un 'ultima parola...
Addio Uomo! Presto di te resterà
solo una carcassa rinsecchita, sotto
a un palmo di sabbia a ricordar
che sei esistito...
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L'autore
carolina parrilla
Sono un'infermiera di 53 anni a cui piace scrivere per il puro piacere di esternare le proprie emozioni
Commenti (2)
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Tonia Fracella16 febbraio 2014
Una poesia che ben esprime il senso di ribellione nei confronti dell'uomo che per il suo senso di potere non pone mano d'amore verso la terra, ma trafigge ogni respiro, ogni radice di vita. Poesia dai toni incisivi. Ben strutturata e scorrevole.
Riccardo Ruschetti17 febbraio 2014
Una Natura che si ribella alla noncuranza dell'uomo che tutto sfrutta a suo piacimento spremendo questa Madre che... prima o poi... perderà la pazienza. Un forte puntare il dito e che pone nella chiusa l'inevitabile destino di questo essere che forse... non è mai "veramente" esistito!


