Ospizio

la poesia non è un lucro, adattato all'apparenza, si scrive per essere e non per apparire...
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Profonda e intensa poesia, affronta un tema importante che ci vede tutti coinvolti in un modo o nell'altro. Case di riposo dai nomi rassicuranti che, nel migliore dei casi, offrono solo cibo e riparo se non si trasfotmano in incubi e vere e proprie antecamere dell'inferno, colpendo una delle fasce più deboli della società: gli anziani. Una volta considerati ricchezza e patrimonio di saggezza tramandavano usanze, regole e storia... il mondo odierno li mette a tacere e li considera un peso da sopportare ma da tener lontano dalla propria vita... ma il bello della vita è che tutti siamo destinati ad invecchiare. Dovremmo rifletterci su questo... ma sul serio
Una poetica di grande impatto, non si dovrebbe mai arrivare a l'estremo ma bisogna anche comprendere che l'allungamento della vita ha portato a queste conseguenze frutto di una concezione di vita basata sulla rincorsa e sul profitto. Poi esistono situazioni in cui l'anziano diventa ingestibile a casa e quindi i centri preposti non devono diventare parcheggio per l'anziano privato degli affetti più importanti, l'importante è non lasciarli soli ma giornalmente essere presenti per donare anche solo una ora di calore umano che può bastare e allontanare il senso dell'abbandono.
Versi molto belli che stigmatizzano il "malessere" di chi vive i suoi ultimi giorni nell'anticamera della Morte. Bellissima e significativa la chiusa che suggella il dire ...da me totalmente condiviso! Complimenti!



