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Impressioni 2 marzo 2014 · lettura 6 min · 1476 letture

Ode- sonetto Ballata - Pioggia di Carnevale

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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L’inferme piogge cadono, e gli abeti d’acque si coprono, e muor l’amaranto, e come rivi scorrono i pineti colmi di gocciole, e l’iris affranto giovin s’infiora, e ne inonda i roseti, e di rugiada la dalia n’ha ‘l manto, e i mirti e i larici e i pioppi irrequieti lenti si destano e tremuli, e intanto lagrima d’acque piovane l’agave, e agli arboscelli i germogli d’un faggio gocciolan gelidi un’onda soäve d’un’ansia Vera oracolo di maggio; e l’aër fresco s’infuria e par grave, e soffia altèr su’i campi e in sul foraggio, e al verno fa un omaggio, e quest’è un’ora... un dì primaverile, è marzo in cielo, ma in sogno aprile. È carnevale, e una maschera danza, occhio di pizzo, e di seta i guanciali, e negra e d’oro ai sorrisi fatali ascolta timida un’alma romanza. Un cavalier n’ha un cimiero, e un bicchiere alza festoso tra’i blandi convìti, e stolti e infami sen vanno a godere i libertini ingannatori e arditi, e un uom tremante a una dama s’avanza, e mascherato n’accenna un inchino, ed ella ride - crudele membranza! - al cor del misero in preda al Destino. È carnevale, e una maschera danza, occhio di pizzo, e di seta i guanciali, e come ‘l Sol ne illumina i mortali, pallida cera in una negra stanza. Di donna ell’è sembianza: al labbro ‘l sangue d’un bacio al veleno, e un fazzoletto bianco al casto seno. La pioggia cade e si maschera ignota, e va tra’i sterpi, e i rovi e le ninfee, e d’almi fanghi si copre una gota, e d’orbi petali e bell’orchidee, e va e saltella, e a volte scende immota, e sona l’arpe alle dolci azalee, e più di fior, di pollini si dota, e di mughetti, e di gigli e d’altee, e in un rigagnolo or nasce un giacinto, e un negro bulbo sorge - un tulipano - e ‘l suo bocciòlo d’un nuvolo è pinto che mugge gocce da un cielo lontano, e una calendula e un gelso discinto nascono freschi sotto un fior d’ontàno; ma tra quest’acque un vano gaudio si schiude, e stanno i crisantemi, calle di Morte, furor d’anatemi. Dolce è ‘l danzar di questo carnevale, e i vini impazzano, e i giuri e i diletti, e tra le maschere, e i balli e i confetti un cupo dòmino or gira ferale. Tiene nascosta una spada che spera se non l’oltraggio d’un bieco duëllo, e fuor su’ un ramo - trista Primavera - de’i moritur si lamenta l’augello; e l’uom beffardo - ner di funerale - scruta in affanni un giovin libertino, in mano ‘l brando, iracondi l’assale mentre quest’ultimo assapora un vino. Dolce è ‘l danzar di questo carnevale, e i vini impazzano, e i giuri e i diletti; e in tra le furie d’insani sospetti spira nel sangue una larva infernale. Il ballo più non cale: stan pella sala i tormenti e ‘l Destino, un uom fuggente, incognito assassino. In ciel un nuvolo attinge i lamenti, e l’orizzonte si colma di nero, e burrascosi lampeggiano i venti, e poscia grandina al cor d’un sentiero, e l’alte fronde in su’ questi torneamenti ansie si scuotono, e ‘l ghiaccio è foriero della beltade e de’i pii sentimenti del temporal terribile e primiero, e lungi un monte lampeggia e s’accende, e grida l’eco del primo fragore, e un’ima valle affannosa n’attende un lampeggiar di precoce fulgore, e la pianura dalla vette prende della tempesta ‘l truce tenebrore; e la Natura muore, e giace vergine e colma di gigli, inerme e morta in su’i freddi giacigli. Piagne una maschera al core trafitto, ed è una dama che tanto l’amava, e non le cale se quei l’ingannava, il viso è tremulo, e ‘l labbro sta zitto. Trema ‘l suo seno incipriato di doglie, suda la fronte che v’ha impallidita, dal crudel pianto la maschera toglie, prega a colui che perdeva la Vita, e ‘l ferro osceno in sul miser confitto osserva, e in lagrime e in bave si sviene, e l’omicida sen resta ben ritto sulle recise e insanguinate vene. Piagne una maschera al core trafitto, ed è una dama che tanto l’amava; ed or quel miser che ansioso spirava della sua tomba ne insegue al tragitto. L’Amore fia sconfitto, e d’una dama ‘l core intenerito geme perduto a un libertino ardito. La Primavera s’infuria, e si cola la fredda pioggia d’un’aspra burrasca, e sorge rorida al prato la viola, e l’acqua terge d’un pruno la frasca, e una betulla ne canta una fola, la rondinella vien da vetta basca, e un fior di zinnia all’ignoto s’invola, e lungi infiora pria che ‘l capro ‘l pasca. Ma questo dì che di marzo è l’inizio toglie la larva dal guardo mortale, e riede infame l’orribile vizio - la grigia neve - d’istante invernale, e quest’è ‘l mesto, e nostalgico indizio che tutt’è indarno, e fuggente e fatale. È solo Carnevale! E la Natura si maschera e quieta finché non giunge la sera s’allieta. Ma un’alma sta irrequieta, e in sulla Vera canta... canta piangente su’ un sogno di seta, e d’una primula ancora s’ammanta; e quest’è un madrigale, un pianto d’usignuolo. Eppur sovvienmi che anco a Carnevale l’essere umano è ricolmo di duolo. Contemplo ‘l cielo, e solo il ritornar delle pie rondinelle ora m’annunzia stagioni più belle.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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