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Impressioni 6 marzo 2014 · lettura 5 min · 1463 letture

Ode anacreontica - Il Fiordo

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Fosco e atroce s’erge un fiordo, è un ricordo d’un’antica e trista pugna, onde andava un re vichingo - che me’l pingo - scure in mano, aguzza l’ugna; e le nevi, e i ghiacci e i fonti gli aspri monti piovon pietre al mar, all’onde, e in su’i scogli van le leste acquee creste che s’innalzano iraconde, e le selve all’ime valli, e in su’i calli giaccion fredde, e cupe e illuse son da’i platani e da’i mirti, dalle sirti, fiero son di cornamuse, e possenti son le cime, e sublime e solinga fia una vetta, e ai lor piedi l’Ocëàno è sovrano del tonàr, della saëtta. Urla ‘l vortice del mare, e mi pare che la nebbia scenda a frotte, e contemplo ‘l suo mantello su’ un vascello, e ‘l funesta l’empia Notte, e le danze sento e i bardi, scorgo i cardi e le rose cristalline, e le viole della neve, odo ‘l lieve divinar dell’indovine, e raggelo, e l’alme saghe e le vaghe fole atroci in ansia ascolto, e d’un tòno ‘l strale effuso miro in suso, e d’Odìn s’oscura ‘l volto; e allor vien l’amata Luna - alba e bruna - e n’inonda l’orbe rade, e lontan accozza un ferro, è uno sgherro che d’altrui le messi invade, e ne intendo e i crudi e freschi e i guerreschi corni ansanti all’eco oscura, e la Tenebra discende non s’accende che di foco la radura, e sen gìan del mar gli abissi, s’io vagissi più n’avrei terror, vergogna, e si gemono l’Ondine, dall’alpine rocce grida una zampogna, e i marosi e la tempesta - ch’è funesta - spargon Morte ovunque io vada, e la nebbia piove all’acque, onde tacque già più volte la contrada. Maraviglia! La burrasca va alla frasca e dell’àliga e d’un scoglio, e la veggo, un’onda infrange ivi, e piange d’un corallo ‘l reo germoglio, e l’abisso giace e nero è foriero d’uno speglio all’aspra Notte, e la bianca nebbia aleggia e lampeggia - ima nube - alle mie rotte, e l’albugine si stende - e l’offende! - in sul vortice marino, geme ghiaccio, versa pioggia e s’appoggia sull’eterno del Destino; e in sul fiordo spira ‘l vento, è un tormento d’un guerrier che invan moriva, e una folgore ne iscoppia, e raddoppia l’eco osceno a questa riva, e su’ un valico v’è un faggio, sta ‘l foraggio che i villaggi ne accudisce, e un reo lampo va su’ loro - pinto d’oro - e crudel l’incenerisce, e la grandine sen cola, e s’invola la bufera al mio cospetto, e sen geme l’egra strige, e ne indige il cor mio qual sia l’aspetto: se sia bruno, oscuro o negro, fors’allegro, se le piume sian castane, smorta o nera l’empia coda. Ma ch’io n’oda le sue saghe e meste e arcane! Canta un inno al ciel serale, allo strale della Luna e fioca e rozza, al guerrier che i mar disfida, all’infìda scure - orror! - di sangue sozza, all’incognite contrade, alle rade d’un’ignota e mite landa, ove inebria ‘l cielo ‘l vino, onde Odino di sol tralci n’ha ghirlanda, e ai miei fiordi grida e piagne, son le lagne delle nordiche maree, e in su’i flutti veggo un spettro, uno scettro di bocciòli e di ninfee. L’orizzonte si dileggia, si vampeggia di saëtte e d’empia quiete, e la folgore è di ghiaccio, e io men taccio, e degli Asi ho folle sete, e la drakkar del Normanno in affanno trista naufraga e n’affonda, è la tomba l’acqua inerme, ed è ‘l verme l’orbo legno che ne gronda; e io men giaccio, e tremo, e piango, son nel fango d’una pallida palude, miro ‘l culmine del fiordo, mi fa sordo un pio sogno che m’illude, e contemplo ‘l mar furioso - burrascoso - dalle valli crollan pietre, scende un’orrida valanga, l’onde infanga, e raggela tosto l’etre, e in sul mar di questa sera, su’ un’altera fronda ignuda v’è un’imago: è un fantasima che geme, non ha speme, bello e dolce e inquieto e vago; e m’appar tra una betulla la fanciulla che i guerrier conforta estinti. Fors’è un sogno! Chioma bionda, iraconda, freschi seni ai fiordi avvinti, e m’assale un pio desiro, un sospiro che m’allieta l’ansio cor. Fors’è vano, fors’è indarno, cupo e scarno crudo foco dell’Amor!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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