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Morte 11 marzo 2014 · lettura 4 min · 1338 letture

Luna di Cimitero

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Trista lucea agli avel d’un cimitero e ai sepolcral cipressi la Luna, e pallida e in tra’i nembi oppressi pe’i ciel brillò, e di nero vestìa ‘l luttuoso e cupo della Notte il guardo, e tacque inerme, e in sulla fossa illuminava ‘l verme e le tombali grotte, onde un reo cenere or s’alzò in vapori, freddo d’ossame intatto, e fu un alacre vento intriso e fatto di tanto avversi odori. Allor al vischio, e ai salci e alle ghirlande - preghiere e indarne spemi - e in tra le fronde e ai tristi crisantemi, e ai frassini e alle ghiande più s’effondea ‘l lunar sorriso affranto, e ne irridea le salme, e spettri osceni e perduti dell’alme ululavano un canto; e urlò la nottola, e d’in su’ un prunalbo si lagnò un usignuolo, e su’ una lapide un crudo bocciòlo crescea di giglio scialbo. Lento soffiava ‘l vento, e ne feriva i tombal sassi - e bruni - e ne piegava i ramoscel de’i pruni, e in sulle croci ardiva, e a quei arboscel la Luna si giaceva, cadaverica imago, e delle selve ‘l cimiterial lago di Morte n’accendeva; e l’aër fosco s’infuriava, e ai morti piovea le nebbie cieche, e l’ansie pietre feriva, e le bieche viole, e i cipressi insorti, e assai terribili erano i suoi aspetti di muti ossami e teschi, e gl’invisibili aliti e guerreschi fûr ai recinti schietti... E come un tril di soffrente violino, nel vento cieco e ansioso, or vagolò uno spettro che morboso bieco piagnea al Destino, e ora era chiaro, e ora alla Notte effuso, e molte volte apparve, e l’inseguiva un stuol di vane larve, viver morente e illuso; e alla mancina portava una corda, e poco lungi un ramo - ov’ei s’impese - strillava un richiamo che l’eco ancor n’assorda, e l’arboscel piagnea e si tremolava, e poco più che spoglio per tanto orrore versava ‘l germoglio che al suol qual pioggia andava. E ‘l faggio suo pelle cortecce e ‘l fusto sangue sudava e bile, e s’inquietava furioso e sottile il ceppo altèr, vetusto, e l’orbo spettro in tra le tombe infauste svaniva in pianto impuro, e ‘l divorava del cielo l’oscuro, mille Morti nefaste, e le sue carni - in scheletro cangiate - de’i vermi furon pasto, e all’Inferno sacre e all’olocausto dell’anime dannate; e sotto ‘l faggio, e in tra morbida Luna, l’ombra sua ancor splendeva, negre di stelle, e bianca s’espandeva pella tombale cuna: rigido ‘l corpo avvolto in un mantello, le man al cappio avvinte, e le pupille di Morte dipinte, e in testa un reo cappello, e dondolava in sul vento impetuoso, e ai ciottoli ferali, e si pascea di mesti funerali, un requiem burrascoso... ed altri spettro s’ergevan da terra, e ululavano i lupi, e delle fosse schiuse i rei dirupi ai vivi fean la guerra... E tu, oh alba Luna, che ancor mi sovvieni, illumina d’Amore l’orbo sepolcro e muto del mio core, spento e reo, e senza speni, e fa’ che ‘l dolce e quieto tuo bagliore mi sia sol Vita, e mai più mio dolore!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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