Nel buio della notte
Inerme
e non poter fare niente
alle folate del vento
alle scaglie negli occhi
all’ululato dei cani nella notte
che pian piano mi sta uccidendo.
Sono sempre più di gesso
ho sguardo perplesso
sogni d’amplesso
e un cuore di cera
che si sta sciogliendo
nell’inutile preghiera.
Rimango con le mani in mano
mentre tutto crolla
e le ombre schiamazzano nell’armadio.
Rimango fatuo
anestetizzato dai colori del cielo
mentre la gente mi guarda e non capisce
si stupisce del viso acerbo
di questi versi amorfi
delle mie fughe solitarie
di lunghi silenzi
delle orme che lascio
nel pantano della notte
©
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Commenti (1)
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Ferny Max Curzio14 marzo 2014
Delicata, disperata enfasi introspettiva d'un momento no... o perfino d'una condizione assidua dell'Io, ancora "acerbo", che tuttavia si cerca, non capito, né mai appagato totalmente. C'è viso ed anima d'Autore, qui dentro, con sincerità d'autocritica accorata, forsanche eccessiva, perché, almeno come Poeta, il Nostro, sì, che s'è trovato e in modo eccellente.
