Necrologio
Patrizia Ensoli
1223 poesie pubblicate
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Deceduto il verso maledetto
s’udì un boato dalla terra (scarafaggi e vermi s’allearono)
drenando cunicoli di zolfo
consenzienti ai tossici germogli
e s’innalzò la nenia dei defunti
nei fogli scritti, come fazzoletti
nel prosciugare - istruiti pianti -
la lapide fu passo di pro- forma
in decomposizione giunta da lontano
dove senza scritta aggiunta
morì
la mia penna nella mano.
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Commenti (2)
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Annamaria Barone14 marzo 2014
ma è stupenda (sorrido) mentre leggo ammirata questo necrologio alla poesia, alla scrittura come empito dell'anima, alla bellezza delle parole intrecciate al sentire, ma quello che più incanta è il modo, bello, forte, lineare ed affilato come una spada che usa l'autrice per esprimere un pensiero di pura ribellione. Incantata
R
Rosafio Giancarlo14 marzo 2014
Un poetare IMMENSO (alla Lovecraft). Il verso dell'anima conosce la morte divenendo esso stesso maledetto, alleato ed ammirato della potenza del disfacimento. Ne diventa la voce stessa compiaciuta soggiogata che il poeta in un pulpito di ribellione spegne - La poesia della morte ha dalla sua la cruda realtà della vita che il poeta disperatamente cerca di valicare con il cuore ed una semplice penna.

