Alla formica
Giorni fa stavo a S. Francesco
seduto su una panchina a piglia’ il fresco
e notavo una foglia che si spostava,
era una formichina che la trasportava.
Allora mi sono inchinato
e con ‘sta formichella c’ho dialogato:
“Animaletto caro e giudizioso
che non te pigli un’ora di riposo
per procuratte il pane per l’inverno,
tu sbalordisci pure il Padre eterno,
tu rappresenti per l’umanità
la previdenza e l’operosità.
Quando che io ti guardo con attenzione
sento per te una grande ammirazione,
vedendo che trasporti avanti a me
cose che so più grosse assai di te,
e se cammino e ti rivedo all’opera
sto attento a non mettere il piede sopra.
Dove la pigli o formichella mia
tutta la forza, tutta l’energia,
con quella piccolissima struttura
che t’ha voluto dà madre natura?
Tu sei d’esempio a tutta la canaglia
che non c’ha fantasia d’arza’ una paglia.
Con tutto che ti manca la parola
tu formichella cara ci fai scuola.”
©
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