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Sociale 19 marzo 2014 · lettura 1 min · 2587 letture

Clochard

Ventola raffaele 559 poesie pubblicate
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Fra gli oleandri e i platani spendevi la tua vita, con quattro soldi spiccioli vivevi alla giornata. Il vento era il tuo pettine il sole il tuo sollievo, e quando è sera il solito castello di cartone. Fra gli oleandri e i platani guardavi il mondo correre, Col tuo amico fidato Un cane malandato. la ruggine del tempo Piegava le ginocchia Ma tu non disperavi Ridevi al tuo futuro Ma una sera d'inverno il freddo ti sorprese, Ti portò via per sempre insieme al tuo sorriso.
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L'autore
Ventola raffaele

Mi diletto a scrivere da sempre , ma solo ultimamente mi é venuta la voglia di esternare le mie emozioni e condividerle .....con voi. Ringrazio la gentile redazione tutti gli autori del sito e tutte le persone che mi leggono!!

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Commenti (4)

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Bruno Leopardi19 marzo 2014

E quanti sono i disperati ed i bisognosi. Quelli che ieri, solo ieri avevano una vita, forse una famiglia, un iglio un marito o una moglie. Pochi son quelli che scelgono di viverla così l'esistenza, tanti quelli che necessità trasporta in strada. Versi stupendi scritti con il cuore.

nemesiel19 marzo 2014

Un tema che ritorna nei nostri pensieri e nelle nostre povere azioni... una realtà che getta nel fango non "loro" ma il nostro silenzioso, spesso sfuggente o indifferente sguardo... e l'anima messa a tacere con pochi spiccioli. Fenomeno in espansione, mannaia che può cadere da un giorno all'altro...

Berta Biagini19 marzo 2014

Quando si parla di loro, viene sempre una stretta al cuore – credo che non dovrebbero esistere simili vite – ne sentiamo parlare solo quando qualcuno “prende l’ascensore” per trovare la pace – possibile che non si riesca a trovare un rimedio – sono tanti i luoghi che non aspettano altro che di accogliere - proprio in questi giorni ne sentiamo parlare.

Jibi22 marzo 2014

Mette tanta tristezza questa sentita Poesia…Viviamo in un contesto d’insensibilità, di freddezza, d’indifferenza sociale e istituzionale nel quale le tragedie avvengono sotto i nostri occhi e noi le guardiamo con cecità, come se non ci riguardassero. Poesia dal triste epilogo.