Vecchi nemici
Paolo Ursaia
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Conosco il tuo respiro gelido e sordo,
lama di coltello muta
che strappa brandelli d’anima
e ti schianta nel canto della civetta
quando da opposti bastioni:
perché mi contrasti uomo testardo?
E tu perché non comprendi
quanto ci è cara la vita?
E cade quell’assurdo silenzio
ladro d’istanti supremi
tra lo scendere ed il salire,
tra l’andare ed il restare.
Ci incontreremo alla fine,
verrai per me e parleremo
vecchi nemici di tante battaglie,
magari davanti ad una tazza di caffè;
entrerai in me
come uno sconosciuto,
imprimendomi nel cuore
il segno dell’eternità.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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Rosita Bottigliero24 marzo 2014
metafora molto bella ...versi espliciti, chiari... molto profonda anche se dà un senso di incertezza. Molto apprezzata.
M
Mara6024 marzo 2014
L'eterna battaglia... tra medico e morte; versi lineari ed eleganti, assorti, che descrivono una sorta di consuetudine che l'autore, a motivo della sua professione, ha sviluppato con l'eterna nemica. Particolare; dà un punto diverso rispetto al solito. Piaciuta

