Giardino antropologico
Come le scimmie agli alberi aggrappate,
ci afferriamo alle barre della metro,
attraversando quel paesaggio tetro,
a decine di metri sottoterra.
Ci trastulliamo con banane strane,
luminescenti o in forma di giornale,
per rendere accettabile, normale,
quella presenza in luogo così avulso.
Circondati da tanti sconosciuti,
gli sguardi rivolgiamo noi a noi stessi,
sguardi un poco intontiti, un poco fessi,
per ingannare il tempo in sospensione.
Ed io, scimmia fornita di una penna,
guardo le mie consimili ed annoto
tutta la solitudine ed il vuoto
spesso da moltitudini creati.
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
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