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Spirituali 18 aprile 2014 · lettura 4 min · 1306 letture

L'Addolorata

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Ave, oh Vergine, oh tu che soffri e peni, addolorata Madre, oh donna in pianto! Or lasso è ‘l frutto de’ tuoi casti seni, Gesù! L’han spoglio, e umiliato cotanto, e i flagelli e le spine, e insulti e sputi gli dieder gli empi e un regal, fulvo manto; e Lui che Santo pregò pe’i perduti adducon tristi all’estrema Natura, ove i cener avìti posan muti. Ma tu che ‘l miri ne senti sventura, e duolo, e pena; e giaci e mesta e ansiosa ‘ve si compie ‘l voler della Scrittura. Tu, Madre e Santa, Tu, o nobile sposa, inginocchiata a’ Cieli n’alzi i palmi, e l’ombra tua ne divien sanguinosa, ché della Croce stai a’ rei legni ed almi - di cui va l’ombreggiar a Te che gemi - e lassa canti i dolorosi salmi. Muor la tua carne, e or in tra’ gli anatemi il tuo Figliuolo lagna detti arcani, ché l’Uom non più in tra’i spasmi n’ha le spemi. Ei sclama: «Elì, lemà... Elì, sabactàni? » e te mirando, or sconsolato muore in tra’ color che detti suoi fûr vani. Tu, o dolce Donna, Tu, o perno d’Amore, mesta volgi - ed altrove - l’alma uccisa, e ne senti una spada in mezzo al core, e dianzi a Lui che Iddio s’imparadisa, disperata n’abbracci Maddalena, e ‘l pio Giovàn; miri la Croce intrisa. Scorgi dal legno colar la sua vena, ‘ve l’uom improbo n’ha la Redenzione; e in ciel la nube non fia più serena. Senti che piagne Siòn la distruzione, e tremi in lagne al formido tremuoto; e muore ‘l figlio della Perdizione. Ma giaci in duol, e affranta sei, e l’immoto tuo figliuolo ne miri, e dolorosa lamenti indarno a un vano e lasso voto; e la tua guancia bianca è lagrimosa, solcata e aperta dall’ombra d’un Uomo che giace morto, e al volto spin di rosa. Gridi, percuoti ‘l suolo e ‘l negro atòmo d’un veglio cranio - onde ne vien Calvario - e in sulle vesti scorgi ‘l dado domo. Han gittato la Sorte in su’ un sudario, e Tu n’inorridisci, ed urli, e lagni, e del tuo Figlio è questo ‘l reliquario. Lagrimi sempre, e ancora ansiosa bagni de’ tuoi singhiozzi questo calle osceno e di Colui gli Apostoli e i compagni. È questa Croce per Te un sol veleno, e caro T’è quest’immolato Agnello poiché n’uscì dal ventre tuo e dal seno, e ‘l sangue suo - di cui ‘l chiodo è suggello - or s’immischia - e crudel! - alle tue bave, e riso e ischerno di Te n’ha ‘l rubello; e queste schiere vil di genti schiave stanno a beffar questo dolor materno, oppur ne vanno e sono e cupe e ignave. Ma questo volto tuo e ligio e superno, questo dolor che ti strugge in sul core, fia lor cagion di pentimenti e Inferno ché da Te, o Madre, che gemi ‘l Signore n’avran costor giudizio e tremeranno or che non san di Pace e né d’Amore. Ave, oh Dolente che vai a un alto scranno e che col pianto dai nostra Salute, ove i Chèrubi e i Santi in Ciel sen vanno; nostra Tu se’ Madre santa e virtute cui n’asciughiam un pianto di dolor con nostre laudi, e preci e lingue acute! Ave, Maria... oh Regina dell’Amor! Ave! Ave! Ave! Quandus Corpus morietur fac ut animae donetur Paradisi Gloria! Amen
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I versi finali in Latino sono tratti dallo Stabat Mater

L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Ausilia Giordano18 aprile 2014

Ave Maria donna sublime, Gloria a Cristo che soffre per redimerci e complimenti all'autore, che con splendidi versi ha trattato una tematica di una tal delicatezza e sublimità, nonché difficile da comprendere per chi non si interessa alla passione di Cristo.