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Fiabe 19 aprile 2014 · lettura 3 min · 3022 letture

Rosaregina e Fiordicampo

Peppe Cassese 2169 poesie pubblicate
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Stracotta dal suo ruolo di zitella (si figurava ancora guagliuncella) ‘a rosa se vuleva mmaretà per cui mise l’annuncio sul giornale scrivendo di suo pugno: “Eccezionale! La regina del Campo dei ciliegi cerca un marito giovane e prestante un fiore altero nobile e galante. No a perditempo e manco a un fannullone... Domani ci sarà la selezione.” Il giorno appresso fiori in quantità giunsero d’ogni dove pe pruvà... Gialli orientali e rossi dal Katai bianchi da Londra e azzurri dalle Hawaii bordò arancioni verdi e colorati tutti naturalmente altolocati il giglio col profumo travolgente il girasole grosso e insofferente garofani anemoni e gerani papaveri oleandri e tulipani... A uno a uno entrando nel salone sfilavano ordinati in processione belli spocchiosi avidi anelanti giungevano da lei proprio davanti. Mostravano diplomi e pedigree certificati licenze e l’abbiccì. Fieri e impettiti in faccia a sua maestà speravano p’a gloria ‘e s’a spusà. Essa ‘ntustata comme a na pupata guardava cuntrullava e sentenziava: “ Questo non va... Quest’altro ha tarda età... Quello è tanfoso e ha peli in quantità... Uno ha le foglie... un altro non le ha... Non ce n’è uno... nessuno che mi va!” Duraie tre juorne chesta carrellata al quarto la regina rassegnata stava lasciando il trono ma il mossiere battendo il pavimento proclamò: “Fioredicampo... principe di... Boh! Signore della terre avvelenate tutore di sementi disgraziate!” Era piccolo nero sul violetto vestito male e di brutto aspetto (veniva dalle terre dei veleni dove di cacca sono tutti pieni). ‘A reggina ‘o guardaie e un po’ piccata nervosa furibonda esasperata disse: “Pidocchio, ma che faie tu ca? Sporco e pezzente a chi tu vuò 'mbruglià? A me le guardie: sia buttato fuori... io pratico soltanto illustri fiori!” “Scusatemi, eccellenza, l’ardimento” rispose Fiordicampo calmo e lento. “ Lavoro dentro l’orto e a quel che sento cercate un fiore che non ci può stare che questa terra non ha da donare per cui lo quale ecco la novella: è meglio ca restate na zitella! Ma ancora più importante, maestà, guardateve int’o specchio pe’ pietà! Siete una rosa sì ma vecchia assaje non ci piantate allora dint’e guaie... Siamo legati a voi o mia regina pure si chesta vita è na mappina ma lasciate ‘o penziero ‘e ve spusà con qualche re straniero: po’ puzzà.” La regina stupita ci pensò e in un istante tosto sentenziò: “Così sia fatto: Resterò zitella! Un fiore alieno può recare iella pecché si fete e nun se lava maje dint’a stu regno porta sulo guaje!” E detto fatto e fatto detto il patto con fuochi luci e musica da sballo finisce qui la fiaba ed io l’avallo. Chi la racconta è il vecchio Fiordicampo che in questa terra cerca ancora scampo temendo ogni momento ca stu munno pe colpa ‘e l’ommo se ne scenne a funno.
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Fiaba dedicata alle terre dell'agro acerrano- nolano avvelenato dalla speculazione (a tema ma postata tra le normali).

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Peppe Cassese
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Commenti (1)

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Cuccu Anna Maria19 aprile 2014

Originale, briosa, divertente. Letta con diletto. Apprezzatissima.