Mute
Giorgia Spurio
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Come perle che pioggia
incorona sul mare, le rocce.
Come argenti, taglienti,
circondano mani, bracciali e schegge.
Sarò d’oro nei baci,
e nera mi trasformo d’acqua,
correndo come le onde
che sulla nave dei virtuali amori,
ti ruba al sogno.
Come piume che nuvola
appassisce sul silenzio, le panche vuote.
Come ferri, mantelli,
coprono il volto, mezzo viso.
Pallida è, nello zinale nascosta,
la bambina che segreta,
riporta cicatrice sulla guancia rossa,
tra le gambe delle donne,
e le più anziane severe
e austere come tristi fate
in una mano il candelabro,
nell’altra il faro,
nascondono stelle.
Ai marinai non sarà dato che buio,
e nebbia soffierà melodia
di sirene e Circei fantasma.
Nel circo dei clown,
hanno lacrime nere
sulle maschere dei leoni, solchi e sassi,
come sete che neve
stringe sulle tele, le vele.
Non è molo,
al passaggio, senza Bastiglia,
soldato al fronte,
nenie dei pescatori scomparsi,
mogli con le branchie, mute,
cantano a bocche chiuse,
nenie dei bambini,
bimbe con nelle tasche le teste,
cantano all’argento della luna,
la preghiera del ritorno,
a labbra mute.
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