Falò
E arrivò il giorno del falò
sul rogo i ricordi, poi fuoco,
gl'ignobili pensieri
spari di scintille nell'infera aria.
Fu l'odore del brucente legno
a danzare ancora nell'assopirsi
di bracia luce.
Stanco s'ebbe lo scuro di notte,
si sedèrono per abbellirsi d'alba
uniti alle mani.
Forte le strinsero quando udirono
lo sferragliare del futuro.
Scorse il convoglio, fu polvere e paura.
Era l'ultimo.
Poi la stazione chiuse le porte.
Non si aprirono più.
Di loro non si seppe più nulla
qualcuno giura di averli rivisti
in qualche riflesso di sogno.
Piangevano stretti
uniti in abbraccio.
In terra ai loro piedi
come secche foglie accartocciate
fremevano ancora
due logori biglietti di sola andata.
In un nero pavimento di carbone.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
M
Tutte le opere →
L'autore
Massimo Curzi
" Amo l'atletica perchè è poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta." (Eugenio Montale) Da tal dire , v'è il mio sentire.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!