Rose di Maggio
Angelo Fioroli
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Rose a Maggio
sempre di qua dalle fronde i baci
che non sfuggono nella boscaglia,
polpe purpuree dimoranti pupille
irrorate dall'ideale fioritura dei roseti
che ridestano nell'animo leggiadrie,
ancorché terso, il primo mattino
teme con loro ogni estetico raffronto,
e prolungate trasmissioni olfattive
s'effondono, permeando intorni
e d'ambiti interiori, i nobili recessi
e la notte, s'occultano come baci obliati,
silenti, insinuano nei sogni mescolanze
tra la loro voluttà e i nostri bisogni
e il trascorrere del floreale maggio
pare non saccheggiarne il fulgore
e puoi baciarle ma non divellerle
né cingerne distratti l'irto stelo
senza versare un tributo ematico,
pungersi, in un lancinante attimo
che muta nel dolore confortevole
suggendo la goccia che dal dito stilla,
è come d'un rivolo di lacrima,
l'evaporarsi.
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L'autore
Angelo Fioroli
Dopo una maturità tecnica, alla fine degli anni 70, nel creativo mattino della vita, assiste agli schianti del misticismo New age Nel passaggio alla mitica era dell'acquario, contro gli iceberg del pragmatismo Thatcheriano repressivo e del neoconservativismo Reganiano. Cerca di attutirne il contrasto con analisi socio
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