Giorno dell'anima
Esausto è il corpo di vagare,
la mente di ragionare;
perso in un deserto,
ove l'anima si rispecchia,
si contempla, si intimorisce di se stessa.
Giaci a terra
coperto alla vista di stracci
ma nudo all'anima.
Il vento conduce con sé
i canti: sottofondo del passato;
piangi solo e inerte,
trattenuto dal deserto
di ricordi e timori.
Dolore provoca il cammino,
panico il voltarsi indietro;
lacrime contornano il viso,
mai sentite, mai udite, mai viste.
Unica testimone è la tetra solitudine,
che dall'alto vige e controlla
l'astio cammino della notte,
prima di fuggire al sole sorgente.
I suoi arti accarezzano il viso,
rubano le tue lacrime,
bruciano in silenzio
i protagonisti dei canti notturni.
Cammino in cerco del luogo,
dell'equilibrio di notte e giorno;
e possa finalmente riosservare
la bellezza dell'alba e del tramonto.
©
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