Quel giovedì
Quel giovedì non era il desiderio
di far l'amore con te
a farmi tremare
mentre con il buio del cielo
cupo e terribile
ti disegnavo l'arco del viso
quel giovedì
vibrava in me
il dolore
nell'alba sanguigna dei ricordi
più duri ed acerbi
bimba venduta che non conosce braccia
ne baci
ma esperta ero
d'ogni più oscura perversione
rivedevo l'effetto nero seppia
sull'anima
della schiavitù segreta
di quei giorni
piccina e con le trecce
sporca di gelato e gelido
spietato seme
fra le gambe rosee e paffute
appena sbocciate al verde degli anni
la gonnellina che danzava mi piaceva
lillà e albicocca, di velo
come una sposa
ma non ero pronta per la chiesa
fiore fra rose e gardenie del bouchet
ma per un letto con troppi corpi
e troppe voglie
innocente
ho rinchiuso il cuore al sicuro
lontano dal frastuono della vita e degli eventi
fino a giovedì
quel giovedì in macchina con te
il silenzio era così perfetto
che il cuore si affacciato dal petto
ed ha tremato.
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Commenti (3)
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Manuela Magi28 maggio 2007
non ho parole per esprimere cio' che ho provato leggendo il tuo scritto, ho la pelle d'oca per dimostrarlo.
Mario Bugli28 maggio 2007
Crudo sciogliersi delle parole, per ricordare l' umana brutalità e perversione... ma per fortuna c'è anche il domani! Brava e complimenti!
Triste28 maggio 2007
Parole forti che richiamano immagini di forte impatto... Significativa e suggestiva. Bellissima chiusa!

