Illusione
Grazia Longo
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Ho seppellito la luna dentro al mare
ad occhi asciutti
senza fiatare.
Io non piango lacrime amare
le mie sono lacrime rugginose
dolci di sangue e di dolorosa vita.
Lacrime che scorrono e premono
lungo argini di silenzio ...
mentre il fiume,
il fiume, s’è fermato
in una melmosa pozza
e langue nel fango
tra il gracidar acerbo delle rane.
Il fiume è la mia vita
coagulata in un fiato,
in gorgoglio di morte
il rantolo estremo
prima di recidere il filo
tra i ghigni delle Parche.
Stringe, il pugno,
fino a farsi male da solo
e un grumo di terra
brulicante di larve
scivola lento, duro, arido
nella fossa senza bara.
La mia anima s’attarda ferita
sul filo della lama affilata del tempo
che fu attimo fuggente
in uno sterminato nulla.
Un granello di sabbia che fermò Cronos,
e congelò in un respiro d’immenso
l’acqua della vita.
Fosti soffio inebriante di Aion
nel catino torbido della passione.
Sibili d’infinito
in pochi gesti
sul velluto ansante della pelle.
Gocce coagulate di desiderio
sulle ferite gementi,
gemme iridescenti d’anima
a risplendere di luce
nella penombra accesa d’un tramonto,
fremito d’argentee foglie
tra i rami nodosi degli ulivi, a sera.
Aprii gli occhi
ch’era già notte
tremante e trepida
m’accolse tenebra profonda
che mi dilaniò per sempre,
le membra e il cuore.
E tu,
tu fosti solo un’illusione,
a profanare il sacro
d’un amore.
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Grazia Longo
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