Un filo d' oro
alias Marina Pacifici
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Correva il filo,
argenteo l'ago
nell'ultimo barlume della sera.
Laboriosa la mano,
nel volo dei ricordi mi sovviene al crepuscolo vago
come rondine di una perduta primavera.
E ti rivedo in un angolo della stanza
seduta alla finestra
abile il ricamo,
fine il rammendo,
un sussurro di vento la tua voce
nella stagione del biancospino e della ginestra.
Ora che la malattia ti sta ghermendo,
ti ritrovo
fra le rose in un giardino senza memoria,
ultima foglia d' acero
nell'autunno della mia nostalgia.
Era d'oro quel filo,
luce in un ordito di malinconia
e verso sera brilla sempre fra i ricordi
nel sorriso caro di chi si è accomiatato,
in un sospiro lungo la via.
Non l'ho più dimenticato;
lo rivedo ancora il punto a croce di quel ricamo
e in silenzio, all'ombra del rimpianto,
nell'azzurro assorto del tuo sguardo,
stringo con dolcezza, madre,
la tua mano.
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