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Impressioni 3 giugno 2014 · lettura 2 min · 2337 letture

Partire è una buccia di banana, grossa grassa scivolosa

Angela Fragiacomo 657 poesie pubblicate
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Ho scritto mentre dormivi ti sei svegliato e ho continuato a scrivere nella mente Ho scritto mentre pioveva ha smesso e ho continuato a scrivere sul vetro nella mente sulla mente sulla palla di vetro, dentro – Scrivo perché posso dare vita all’universo, se voglio ma non sempre voglio, questo il problema grosso, grasso, scivoloso – Ho scritto perché non volevo partire, bisognava partire partire è una merda grossa grassa scivolosa – entrare scalzi in un pollaio – – a farla tutta nelle mutande – è perdere i freni inibitori quando sei solo e non serve l’acqua in fondo alla bottiglia che non esce t’illude rovesciandosi a fiotto, e poi rimane lì a prenderti in giro – è avanzo che nessuno vuole è ansia che si fotte l’amico che si fotte l’amica, e non sai da che parte stare partire partire è prendere le misure delle distanze è perdere il treno mentre nevica è il postino la domenica mattina per la raccomandata è la cresima di tuo nipote il giorno della partita la scarlattina il giorno dell’appuntamento la candida il giorno della monta – è il buco nel sacco dell’umido in auto, sotto il sole – Ho scritto mentre dormivi e partivo mentre mangiavi e partivo mentre morivi e partivo mentre morivo e morivi partivi... e questa è un’altra storia di bucce di banana, grosse grasse scivolose un po’ come credere che sia finita che sia iniziata o solo mutazione
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L'autore
Angela Fragiacomo

Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa. Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono nèi, grazia, volo. Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito, cammina solo e sa quello che vuole. . L'uomo vuol essere pesce

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Commenti (5)

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Francesco Rossi3 giugno 2014

Una lettura interessante dove emerge chiaramente uno stile stilnovista, non si perde di vista l'aspetto poetico ma incide marcatamente con l'interagire della interiorità nella quotidianità.

Elle3 giugno 2014

la penultima strofa... bellissima: Ho scritto mentre dormivi e partivo mentre mangiavi e partivo mentre morivi e partivo mentre morivo e morivi partivi... si legge quel senso di impotenza, la fragilità, l'annientarsi, il consumare, lo sciupare, il dissolvere, il sapore dolce che svanisce di un sogno in corsa

Paola Galli3 giugno 2014

è un'emozione dall'inizio alla fine questa lirica! una musicalità davvero speciale ti prende per mano e ti conduce in mille pieghe dell'anima, a riflettere sul senso delle cose, della vita, delle partenze, delle costrette lontananze! sull'impotenza a volte che inevitabile ci imbriglia senza lasciarci la libertà dell'azione, sciogliendo tutti i freni, volendo, potendo!! mille e mille spunti di riflessione in uno stile inconfondibile e sempre geniale!

Catia Dinoni3 giugno 2014

Personalmente ho fatto il pienone di ingordigia leggendo questa lirica. Da leggere e rileggere, una metafora sulla vita ed il suo quotidiano in cui penso molti di noi si riconoscono, qui vi leggo attesa, impotenza, la paura (partire mica è semplice) e tutte le sfumature che ci fanno salire la bile, e poi, questi scivoloni, oh ma quanti, ieri, oggi, e domani, eppure ci si rialza e si avanza nonostante gli "ematomi doloranti"...imparando a zigzagare a tempo di record. Poesia che porto via nel cuore perché leggendola l'ho percepita come mia... pure le bucce di banana.

EnzoL4 giugno 2014

piacevolmente diversa dal tuo solito più diretta, molto dura in alcuni punti. mantiene un buon ritmo fino in chiusa.