Rosa
In principio furono i capricci di bocche audaci
nell'inseguirsi per pigliar e donar baci,
poi si levò un desio leggero
della voluttà, araldo fidato e fiero.
Mani golose, pazienti e crudeli
sfioran capelli, spoglian da veli,
sbocciano, in sì fatti momenti
brividi, sussulti e fiochi lamenti.
Lingua sinuosa a saggiar ciliegie sode
s'accaldano le virtù e la libido esplode,
eppur non paga di si tal delizia
al fior più bello, adagio, ripara con letizia.
Ora al lieve sipario astante
si pone in opra in un istante
e come valente moschettiere
vibra colpi, atti al godere.
La rovente lama vigorosa
sfida a duello la lasciva rosa
ne insegue tenace il piacere
fin negl'antri dell'ardente bracere.
Oramai pasce il sommo epilogo
soffia il fuoco a sfamar il rogo,
al galoppo il dilagare si fà imminente
dell'arma la carica si fà possente.
I sensi si dan alla ribellione
l'estro vira alla mera passione,
e il cavalier focoso non s'arrende
in battaglia il suo onor risplende.
Alla fine, per tirar fiato, un po di fusa
ma la rosa ormai non più illusa
reclama al tenace assediante,
che si ristori lesta, l'alleata amante.
Ma invero, la sua volontà
vuole affetti d'altra attività,
a far fronte a tal istanza
si fà riuso dell'arcaica usanza.
Quindi senza spegner il ribollire
l'acrobata si dona all'agire
sul trapezio dondola capace,
e questo si, che alla rosa piace.
©
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L'autore
Massimo Curzi
" Amo l'atletica perchè è poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta." (Eugenio Montale) Da tal dire , v'è il mio sentire.
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