Amica e "gatta"
Giacomo Precone
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Che ne sai tu,
uomo,
del sapor
di questo pianto?
Tu che ti elevi,
altero,
alla mia lacrima
e con sicure risa,
nel dondolio di testa,
m’empi di scherno
dalla bocca forgiando
l’universal sentenza?
“Lacrime?
E per chi?
Stolto, ma era solo un gatto!
Già... per te, uomo,
era solo un gatto!
Che ne sai, tu,
di come,
per tant’anni,
amica silenziosa,
scaldò, di sua presenza,
il vuoto dei miei giorni?
Che ne sai, tu,
degli agguati furtivi
commessi alle mie gambe?
Del melodioso accordo
che dava al mio sentire,
nel suo fusar sereno
innanzi al caminetto,
tu, che ne sai?
Giammai, tu,
avrai compreso il senso
dei suoi trofei di caccia,
prostrati con fiera coda
al mio cospetto,
né dello struscio ostinato,
caldo e incessante,
com’anguilla sfuggente,
nel grovigliar
tra i miei polpacci stanchi
e a insidia del mio passo.
“Amica mia”,
del tuo limar le unghie,
su quel che
d’imbottito c’era,
restano i segni
e, sparsi,
a volteggiar ritrovo
bianchi peli,
adorno certo
del tuo romito passo.
Prive di te,
ciambella calda,
urlan le mie gambe,
e restan fredde,
nel distacco dai tuoi giochi,
queste stanze.
Colma,
del tuo manco desino,
la ciotola di legno,
ma Vuoto resta quel cesto,
vuoti di te i miei giorni
e gonfi,
al tuo privo veder,
restan i miei occhi.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Giacomo Precone
Giacomo Filippo Precone nasce il 24 Luglio 1962 a Diso, piccola cittadina della provincia di Lecce, dove ancora oggi vive e lavora. Amante della pittura, della musica, del teatro e dell'arte in genere e da sempre attento a non indirizzare la propria esistenza nei complicati meandri del superfluo, non ferma l‘occhio su
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