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Introspezione 26 giugno 2014 · lettura 1 min · 4864 letture

Quemándome por dentro

Nadia Mazzocco 354 poesie pubblicate
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"Io sono la piaga e il coltello! Sono la guancia e la percossa! Sono la vittima e il boia." Ci sono risvegli dolorosi... Albe cosi crudeli... Mi trascino dal letto al sofà senza forza nelle gambe Sbatterei la testa contro il muro se solo servisse a far finire tutto Ma resto immobile senza voglia di respirare nemmeno l'aria... né quel profumo dolcemente salmastro dell'oceano che entra dalle finestre aperte Mi è stato dato il dono tragico di vedere nei sogni messaggi drammatici di quello che succederà Da anni oramai vivo così incapace di evitare le ripetute disgrazie Non so... sarà perché di notte lá in cielo la linea di demarcazione con i miei cari defunti non è più così nitida Fili indelebili mi legano al loro mondo e posso raggiungerli sopra le stelle Sarà perché passo sempre più tempo a parlare con loro immersa in questa mia solitudine autoinflitta que va quemándome por dentro Mi brucerà fino a farmi svanire disperdendomi nel nulla...
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L'autore
Nadia Mazzocco

La diffusione della poesia per me è importante ,anche se sono solo una piccola goccia in un mare di Poeti che contribuiscono a dare vitalità nuova alla Poesia.

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Commenti (15)

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Rosita Bottigliero26 giugno 2014

Siamo acconti da forze che non permettono di reagire... Il tempo logora i ricordi e si immedesima nel presente. Bellissime immagini... Complimenti

Sara Acireale26 giugno 2014

La solitudine autoinflitta, a poco a poco, brucerà fino al punto d'incenerire l'anima. Poesia introspettiva di un'intensità tale da diventare struggente... Leggendo questi versi il lettore "vive" il pathos della Poetessa, lo elabora e diventa dolore universale. Ci sono momenti nella vita, in cui non si ha la forza di reagire, l'energia necessaria per andare avanti ma...è proprio in questi frangenti che bisogna tirare fuori tutto quello che si ha dentro, elaborarlo (anche se molto doloroso) per avere quiete, calma interiore. Lirica molto bene espressa...

Massimiliano Moresco26 giugno 2014

Mi ha colpito molto il preludio della poesia, dentro il quale è possibile scorgere la consapevolezza di una donna, d'essere lei causa di tutti i suoi beni e i suoi mali. Molto apprezzata.

M
Mariasilvia26 giugno 2014

L'anima rincorre solitudine, tristezza e dolore... un pugno di sabbia tra le dita che il vento porterà via piano piano... uno alla volta e con essi questo senso di vuoto. Molto sentita! Introspezione che va oltre la notte. Apprezzatissima!

Catia Dinoni26 giugno 2014

Io sono la piaga e il coltello Sono la guancia e la percossa Sono la vittima e il boia... Poesia dentro la poesia, potente esplosione della propria essenza, nella traccia che viene lasciata su questo mondo, sempre in bilico tra la luce e le ombre, a volte trascinandosi stancamente, ma anche arrancando, anche sbattendo la testa contro un muro, quella famosa linea di demarcazione... resta, sta a noi cercare un perfetto equilibrio tra le cose. Ottima lirica, mi ha saputo coinvolgere dal primo all'ultimo verso, plauso all'autrice.

Berta Biagini26 giugno 2014

Credo che le persone non si conoscano mai abbastanza – a volte ci facciamo un quadro del tutto differente e giunto il momento della verità ci rendiamo conto dei nostri errori che terribilmente fanno soffrire. Purtroppo non sempre i raggi del sole e la bellezza della natura sono capaci di riscaldare il cuore – la vita è imprevedibile e sempre difficile viverla.

Claudia Magnasco27 giugno 2014

Questi versi trafiggono come fossero aghi di ghiaccio. Sapere di essere carnefici e al tempo stesso vittime di sé stessi e abbandonarsi quasi, a questa oscura rivelazione... lasciarsi trascinare dalla propria solitudine... incapace di ristorare lo spirito... un ospedale in cui non c'è nessuno capace di curare l'anima... o forse è meglio dire una prigione.

Veleno27 giugno 2014

E' inquietudine dell'"essere", il tormento dell'anima e il cuore pare inaridire... si lascia morire. Si aggrappa a una fittile arida spiaggia e si nega all'onda. I pensieri si vestono di notte e i sogni appaiono eterei e vuoti... inutili, come foglie d'autunno che aspettando l'inverno colorano la solitudine di nero carbone della notte. Siamo preda di ricordi, unica fonte dove dissetarci, siamo facile malinconia, quadri di tristezza... sogni che temono il sole. Una introspettiva vera, sentita dal ritmo lento, sacrale, un leggersi dentro un sapersi ascoltare e mettere a nudo quello che di più intimo abbiamo... il sentimento docile, dolce, irrequieto che abbiamo dentro. Grazie a te possiamo leggere noi stessi.

Matilde Marcuzzo27 giugno 2014

è solo la descrizione dell'esistenza del giorno e della notte nei meandri del tempo e l'autrice la restituisce su testo per far vedere a tutti cos'è che ci tiene vivi e cos'è che ci fa continuare a vivere. grazie, infiocco

carla composto28 giugno 2014

quaesto accade quando si é troppo sensibili... essere consapevoli di tali doni, poiché penso sia un dono, deve essere quasi naturale e non una sofferenza... bella lirica che mi tocca in modo particolare... sempre un piacere leggere queste poesie

R
Rosafio Giancarlo30 giugno 2014

Non ci sono parole per commentare la forza introspettiva di questo testo, passione di un vivere con il dono di sentire al di là dei normali confini della percezione. Un plauso per la bellezza di questa forza e per il coraggio di viverla sino in fondo.

Bruno Curto1 luglio 2014

È il sacrificio dei poeti per i ciechi il coraggio di salire il monte dei versi.

Paola Galli18 luglio 2014

tutte le pieghe dell'anima in questi versi che raccolgono ed esternano i dolori di un'esistenza! il cammino della vita e della solitudine si intrecciano in una carrellata di intime emozioni!

Umberto De Vita23 settembre 2014

Molto apprezzata, l'ho letta due volte! Complimentissimi.

Enrico Baiocchi29 settembre 2014

E' come una tortura senza fine, il tumulto continuo dell'onda che s'infrange sugli scogli ed ogni andata porta via un granello che non restituirà al ritorno, fino a levigarne ed annullarne l'anima. E' un sentirsi prigioniero di un tormento dal quale, in fondo, non si vuole uscire, un cordone ombellicale che non si vuol tagliare perché unisce l'anima al passato cogli occchi del futuro, e nel mezzo un presente che non si vorrebbe vivere. Taglienti e struggenti, quasi crudeli, questi versi che dissolvono la mente ancor prima del corpo, coinvolgendo il lettore nelle angoscie dell'autrice.