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Dialettali 7 luglio 2014 · lettura 1 min · 1318 letture

'Na cura pe' l'afa

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Gian Franco Dandrea 232 poesie pubblicate
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Ammazza si che callo s' arisente, 'n ze move foja e tutt'attorno 'nfoca, ce po' ariva' l'abbiocco come gnente, tocca da sta 'n campana porca loca. Però a facce veni' er coccolone, nun zo' li gradi arti de l'estate, ma certe chiappe sopra du' coscione, de femmine che so' come le fate. 'Ste vestarelle a giugno su 'r ginocchio, accorceno de brutto er mese appresso, fin' a ch'agosto s' ammattisce l'occhio. Co' 'st' afa ch'ariscalla la natura, tocc'attaccasse pe' nu' rest'allesso, ar nasone che fa passa' l'arzura.
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Quando arriva il grande caldo, ogni mese, le gonne delle donne si accorciano e, anche non volendo, l'occhio viene attratto e il caldo aumenta notevolmente. Quindi, per curare la "calura" e la conseguente arsura, è meglio attaccarsi al "nasone". (Le fontanelle a Roma vengono chiamate nasoni.

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L'autore
Gian Franco Dandrea

Fissare su carta mediante parole, le emozioni di un momento, le vibrazioni dell'anima, il recondito sentire, è come mettere insieme le tessere di un mosaico, è come dipingere o creare musica. Ecco, la poesia è tutto questo messo insieme, i versi danno colori, note musicali, vibrazioni al cuore, è una festa multimediale

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