Come il tavolo
Alboraletti Enrica
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fuori
nell'ora giunta dopo il minimo desinare
il caldo
il caldo strano d'un luglio che il sole non teme
poggiata in attesa sull'angolo spagliato d'una sedia
quasi pronta a fuggire
penso
nel vuoto d'intorno immagine sbiadita sovviene
è lui
l'antico tavolo che ancor m'accoglie
se pur di ferite di tagli e
passate bruciature è adornato
di cera di olio lo nutro
che i tarli non voglio
è colma l'anima
di buchi di schegge
nell'immane silenzio la sento vibra e si siede con me sulla sedia spagliata
con le braccia sorreggo il viso
è cuscino ora l'antico tavolo
ed io sono sono eguale a lui
©
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L'autore
Alboraletti Enrica
Ho fatto mie ,poche semplici parole, che sono a memore scritte, in epigrafe, sul ceruleo marmo di mia madre. L’UMILTA’LA SEMPLICITA’ DELL’ESSERE, RENDONO L’ UOMO SAGGIO PER QUESTO LIBERO... Eccomi sono così...
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