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Impressioni 8 luglio 2014 · lettura 6 min · 1208 letture

Immagini d'Estate

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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In quest’ansia mi seggo e al dolce Sole nel cielo azzurro e bianco ‘l guardo volgo, e a’ pruni falbi e quieti e alle viöle questa brezza del giorno al viso accolgo e del fringuello le tenere fole onde d’inquieto lasso più non dolgo, e a un immobile nembo e pio e soäve or ne dedico allegro quest’ottave. Allor mi splende dianzi la campagna ‘ve lo zefiro fresco soffia mite, e la rondine in suso m’accompagna a’ campi e a’ rivi e a’ tralci della vite, e delle rane n’odo l’aspra lagna e l’usignuol cantar da vie romite, e i pioppi scorgo e i cespi e i fior di pesca, dell’orizzonte lieto l’aura fresca, e ammiro i scialbi boschi e gli arboscelli e i carpini e le querce e i puri salci, e sento i canti ariosi degli augelli e ‘l vento cesio e calmo in sopra i tralci, e in tra’i corsi leggeri de’i ruscelli le ferree voci e amare delle falci, e dinnanzi a una rosa ballerina un carme canterò alla Lomellina. Adoro, infatti, e lodo questo mese che d’oro ancor si veste e di beltade, e questo suol nativo e piemontese ‘ve sempre vivo mia giovine etade, e queste verdi e immense e pie distese ‘ve germoglian splendenti l’arse biade, e abbraccio all’occhio mio un dolce ciliegio, della terra splendore e roseo fregio. Mi giova tanto ‘l riso, e l’acque e i stagni cari mi sono e le betulle antiche, e l’ombre oscure e fresche de’i castagni e del grano maturo l’alte spiche, e vo’ che ‘l corvo negro pur si lagni a queste sabbie in solchi e dolci e aprìche, e d’in sulle ninfee e in su’i cereäli del Sole estivo splendono gli strali, e alle ròveri brune e alle cascine, e a’ cardi, e a’ rovi e a’ muschi e a’ rosei fiori e alle foglie serene e ancor supine volar ne intendo ‘l canto de’i pastori, e colombe festose e femminine a Iddio cinguettan liete i loro ardori, e l’argento dell’acque va da’ un fonte e lungi s’erge in neve un alto monte; e in sul torrente si spiegan le vele d’un veglio e arcano e grigio pescatore, e l’amo è sempre a’ pesci e più fedele come a canzon serena un cantatore, e solare l’impronta è come ‘l miele di beltade e dolcezza ‘l precursore, e quieto e caro m’è tal meriggiare nella gioja fatal di questo mare. Allor n’ammiro i campi e l’ansia roggia e le viole selvagge e i rivi tersi di cui alle ripe negre e pien di pioggia vien gentile ‘l desio - e su lor! - sedersi, e ‘l cardellino in piume che s’appoggia a’ rami in fronde fresche co’ suoi versi, e bacio ‘l vago corso dell’Arbogna come un pastor lambisce la zampogna, e ne scorgo rugiade in sul sambuco, e in sulle foglie vive del nocciòlo, e in su’i fiori volar ne veggo ‘l fuco e a’ nembi i storni allegri e lieti al volo, e in sulle spine delle rose ‘l bruco, e la rondine in ciel ‘ve mi consòlo, e appen finita l’alta primavera la campagna di gaudi fia foriera; e i suoi ciottoli stanno all’erbe misti ‘ve ‘l Sole splende e scialbo col suo raggio e pria che tanto ‘l storno al rivo disti un fonte ‘l bagna tosto in sul villaggio, e melliflui mi sono i peschi visti che danno ‘l tondo frutto avvinto ‘l maggio, e le nubi mi sono un bianco vello che Iddio ne pinge in ciel col suo pennello. Così - e giuso in tra loro - or veggo un ponte cui rocciosa la pietra fa ornamento, e rude sembra e veglio e in mesta fronte l’errar accoglie e ‘l belo dell’armento, e questa rozza roccia intende l’onte dello zefiro fresco - un giovin vento - e l’anitra silvestre batte l’ale e canta al vecchio tòn d’un Temporale, e stral di stella estiva scorgo e quieto brillar li ammiro sempre in tra le fronde, e contemplo alle ripe ‘l pio canneto, del granturco le spiche e aguzze e bionde, e muto e in requie sento in sul pineto che la brezza del giorno va e s’effonde, e al guardo all’acque trovo un svelto pesce, e in sotto ‘l pioppo antico l’egre vesce, e queste dolci imago son di giugno ‘ve ‘l nugolo ne splende in vampa etnea, e ha una fanciulla in man di fiori un pugno e la primula in spasmi e la ninfea, e a’ piè d’un lasso e bieco e smorto prugno cresce raggiante un viso d’azalea, e dell’iris selvaggio sta l’inchiostro, tossica preda d’un formido rostro. Ma quel che bello è più vien colla sera, e coll’ora del vespro - e taciturna - quando a’ nembi ne viene l’orma altera, vano tramonto e doglia di notturna forma, e ne fuma come una teïera d’infausto Sol la luce amena e diurna: nell’orizzonte pinto d’alma rosa, una nube bianca e pia, una nebulosa; e l’acqua tersa al fango e la sua baja che al ciel ripete alfin di non dormire scintillan fresche al vento e la risaja nell’infinito suo ne vuol fuggire, e lontano e morboso un cane abbaja ‘ve i greggi suoi ne vuole sì assopire, e in giorno e in Notte è dessa, quest’Estate, aurora e Luna pie, e spiche dorate.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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