Antichi della foresta
Ho udito, antichi della foresta,
l'eco di una delle melodie dei padri
che risuonava casta e mesta
tra fusti e piccoli meandri.
Aveva sapore di sbocciate bacche
e di insaziate bocche,
sapeva di nuovi fili d'erba
e di ultima uva acerba.
Un'aria sempre fresca e insolita
più eterna di ogni grande gesto,
respiro primordiale che alita
sul morto che vien ridesto.
Maturi bozzoli si schiudono,
le lepri saltellano in momenti bucolici,
verde linfa finisce sulle vecchie radici.
Gli orsi bruni in corsi sinuosi si bagnano,
giovani aquile sfiorano cime più alte,
nuove trote risalgono torrenti impetuosi,
avverto lontana la sinfonia delle terre incolte.
Galoppano regali i cavalli,
balzano sulle groppe erbose
e bisonti dormono nelle grandi valli,
si riscoprono i cervi in cerca delle rose.
Antichi, indicatemi i vostri messaggeri,
sogno ancora di suonare insieme,
lasciando andare via caliginosi desideri,
sogno un ritorno all'indigeno seme.
©
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