Come Olympia
Francesco Paolo
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Come Olympia ti rassesti
nel lenzuolo d'ambre chiare,
aspettando ch'io ti veda
lievitante nel piacere.
Dietro il fulgido tendone
guardi aguzza la vetrata
sorvegliata dal silenzio
di una tela solitaria.
Ampi e crespi i tuoi fissaggi
dei capelli svolazzati, in quel
fiore di betulla indolente sulla
guancia.
Torno indietro; al glicine rappreso
sulle pieghe della porta, alla gatta
che si è persa dietro a un tiro di
moschetti.
E soffro in pace.
Perché lascio sempre uguale
la tua stanza ritoccata, da un vassoio
o un libro intatto, che potrei già
raccontare.
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Francesco Paolo
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