Se si immagina ancora il cielo
Giorgia Spurio
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D’oro i denti, luce
d’occhi e gesti, d’immacolato
talco, bianco, conduce
il silenzio, per mano,
nebbia tra le tempeste,
come nubi i seni,
si gonfiano, respirano,
lucidi.
Pioggia cade, - per mano -
come giudice sulle ciglia,
come sentenza, sul mento
scivola.
Cado – donna –
come aghi, dal ramo,
come bugia, sul cemento
scivola.
Ritorna indietro,
vanitosa goccia
tra le bufere e l’aria,
tra la tua bocca e il soffio,
umile, infranta,
dal vaso oltre la terra,
oltre il mare, oltre l’appassito
e il fiore.
Dove i semi sono secchi
nei campi di grano e vergogna,
il ricordo si prende gamba dopo gamba,
foglia dopo foglia, come l’edera,
alla ricostruzione del tetto lacerato,
e la memoria, si camuffa,
maschera di muta bambina,
e lingua.
Dove d’oro rimane solo un raggio,
dove di sole è solo una nuvola,
l’acquerello strappato,
bagnato,
pozzanghera della pupilla,
dilata e sconquassa,
sulle cime ogni fronda e sorpassa,
ogni soglia.
È canto, monotono, pazzo, ripete
tra le lene nenie,
falce sulla spiga, raglia il taglio,
dove ha nido il gallo, sorge e miete,
ruga agli estremi d’oriente,
spicchio di frutto e d’arancio,
tramonto e di luna l’armento
dove non c’è più lamento, coglie,
scioglie.
Dove densa fosca è l’amnesia,
capanna, biade e madre,
ruggisce tra il fieno,
dove ancora si immagina il cielo,
infanzia,
dove l’ala dalla novella, al braccio
riporta ai passi il padre, fiaba
e lacrima.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Anna Maria Scamarda6 agosto 2014
Un crescendo d'immagini poetiche evocative e struggenti che lasciano col fiato sospeso... Elevatissimo lo spessore contenutistico dei versi. I grandi saggi dicono che se riusciamo ad abbracciare tutti i colori della vita diventiamo più integri. Estasiata!

