Verso Castelluccio di Norcia
alias Marina Pacifici
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Veleggiavano in un cielo terso le nuvole
sulla vetta e nel presepe animato dell'Appennino
pascolavano le greggi.
Ora che il sole si è eclissato
da quando non sei più a me vicino
in un esilio senza luce,
dei giorni conto rimpianti e dileggi.
Il silenzio della montagna
ci chiamò sull'altopiano,
offrendoci un boccone di pane senza sale
accompagnato da un sorso d' acqua di fonte,
mentre il vento cantava tra le gole di roccia
un'indimenticabile armonia.
Adesso che la malinconia mi assale,
ritrovo i passi lungo il cammino
di quella stagione chiamata nostalgia,
quando il tuo abbraccio mi attendeva all'orizzonte
e tutto era poesia.
Il profumo dell'atmosfera celestiale,
nello stormire di papaveri e fiordalisi,
tra l'oro senza tempo delle ginestre
salutavano nell'idillio la nostra elegia.
Ed ora,
alla luce balenante di un'estate raminga per la via,
nella solitudine amica della mia casa
il respiro si libra sulle ali del ricordo
e ti raggiungerà ovunque tu sia.
E come allora
ci ritroveremo a risalire dall'incanto dell'altopiano
alla contrada arroccata di Castelluccio,
dove il tempo giocando a scacchi col destino si è fermato.
Mi prenderai per mano
in un silenzio sbocciato nella dolcezza dell'amore
e la vita ci sorriderà per un istante
placando il cupo sguardo e l'amaro cruccio.
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