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Impressioni 21 agosto 2014 · lettura 3 min · 1141 letture

Bertfriede, ovvero Una Ballata romantica

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Nell’acque oscure e fredde si lagnava un’ombra lieta e bella di Sirena, nella Notte silente e in Luna piena e come ‘l mar scorrea all’ignoto lido e all’orizzonte e cupo e tetro e infìdo, ella in pianto e in patire e mesta stava. Ell’era Bertfriede, la donna de’i mari, la figlia smarrita de’i Numi marini. La pelle e le squame di cesie e lunari vestiva di luci, d’ingrati Destini. Così l’occhio volgea alle vil scogliere ‘ve una pietra in rovina fuvvi e tetra, e le nubi mirava e dense e nere e in man teneva e d’oro l’alba cetra. Un dolce carme e infausto ne cantava, a uno scoglio agitato e al sale ameno, colle lagrime al ciglio - e ignudo ‘l seno - e le corde fatal ne pizzicava. Allor tra l’onde brune e in gelo s’inquietava, e sabbie avea in sul ventre e pie conchiglie, e de’i fondi pregava l’aspre figlie, e biondo ‘l crine e folto al petto mise e le carni coprìa del mare intrise, e a un’incognita foce ancor n’urlava. Ell’era Bertfriede, Sirena in sciagura, fuggente chimera in su’i fiordi paterni. Cantava melliflua all’infame Natura, in pianto scorreva i sorrisi e gl’ischerni. Sempre al scoglio seduta a un bel castello le bianche guance volse e a un’alta torre, e mentre in Furie urlò un crudel fringuello, a questi sassi un pianto or volle sciorre; e coll’arpa incantata - e al labbro bava - le fresche spume e orrende e l’acque e a’ rive e i scogli e cupi e atroci e le salive e gli Elementi folli n’agitava. Così a’ Mostri abissali or s’infuriava, e ‘l collo fu in singulti, eterno ‘l spiro, e in core ascosto e bieco un gran martiro, e dal seno ‘l capello n’ebbe un sorso d’amaro e inquieto latte - e come in morso - ed ella ormai impazzita lamentava. Ell’era Bertfriede, la povera lisca, giaceva gemente in tremendo dolore; e al fiordo feroce, codesta Odalisca piangeva... gemeva... gridava d’Amore! L’onda fresca e gentil le andò in su’i fianchi, e ‘l vento n’ondeggiava al sen tra ‘l crine, e questa Notte in nembi e oscuri e bianchi parea mai avesse e cruda e ancora fine, e ‘l capello feral solleticava le caste forme e belle e l’albe spalle, e al volo di notturne e ree farfalle l’affanno all’alma prisca or s’aumentava. Allor la donna mesta ne spezzava della cetra le corde e odiate e ansiose e usando queste come spin di rose all’irrequieto petto altèr si punse, e di Morte veloce e in pena s’unse e se medesma e alfin n’assassinava. E fuvvi Bertfriede, la folle Sirena, d’Amore e di strazio fatale s’uccise. Il corpo fu colto, divenne polena, le corde conchiglie di gemiti intrise. E questa che udite ne vien la ballata. Nemmeno tu, oh Notte, le desti un’amata!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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