Corinaldo, per me
Paride Giangiacomi
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Sono figlio dei figli di questa terra,
padre dei padri di queste colline assolate
di un passato di là da venire;
Un viaggiatore che ha preso in prestito
questo cielo,
questo vento,
questo buon sapore in bocca;
Di questi mattoni, pregni
del sudore antico dell’uomo,
che fu...
e che non sarà mai più...
Del rumore, del vociare
dolce e musicale, quasi cantilena
nenia conosciuta e da far conoscere;
Dei segreti, custoditi nei preziosi scrigni dei palazzi
muti, fermi,
spettatori che sfidano l’incuria dell’Uomo,
più che del tempo
degli spazi ora trasformati,
che una volta mi appartenevano;
dei vicoli che hanno altri nomi...
Ma è lì dove correvo,
è lì dove mi nascondevo...
Qui, adesso chi ci abita?
Questa è ancora Via Santarelli
ma Via Fantini dov’era?
Del silenzio...
appena la sera stinge i suoni,
i colori del mio mondo
Delle luci che svelano il buio
lo perquisiscono sin nel profondo...
attenuando per un po’ le paure...
E respiro sereno, dolcemente,
socchiudendo gli occhi...
...Sono a casa!
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Paride Giangiacomi
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