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Fiabe 23 agosto 2014 · lettura 3 min · 1511 letture

La Ballata del Cosacco della Steppa

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Nella steppa invernal un prode errava, e altèro galoppava in su’i licheni, e scarno fu ‘l destrier e senza i fieni, e in tra’i ghiacci e le nevi e i boschi freschi quest’uom chiedeva pane e i caldi deschi, e a’ miseri villaggi s’inquietava. Quest’era silente un ignoto cosacco, al petto le piaghe di tante ferite, un negro mantello, di pelli un colbacco, al fianco la spada, nel corno la vite. Così in quest’ermo freddo or ne gemeva e nel core soffrìa diseredato, e cupo e crudo e bieco n’intendeva pe’i suoi sentier urlar infame un Fato, e mesto galoppando lamentava un febbrile cantar di strazio insano, e un cantico che apprese in suol lontano col fischio al labbro ansioso rammentava. Allor nel pianto afoso n’ammirava le Russie antiche e fiere e i torvi Urali e sempiternamente in ciel gli strali della Notte funerea e della Luna e ‘l nevicar funesto in sulla bruma, e tanto Morte e invano n’aspettava. Quest’era silente un ignoto cosacco, un negro mantello, di pelli un colbacco. Al foco sedeva nel sonno fugace, le nevi beveva dal fiato disciolte, urlar ne sentiva l’augello rapace, tra’i muschi dormiva, tra l’alighe folte. All’orizzonte bianco e in Notte avvinto or seduto a una ripa e in trista rada col vecchio liuto e fiero e in negro tinto si lagnava fischiando a eterea Mlada, e nell’eterno e immenso ghiaccio e in bava a questa giovin donna un pianto avvinse, e le corde di gelo e tosto strinse, e di strazio e d’Amor ne lagrimava. Un giorno, infatti, e antico innamorava d’una bella e leggiadra contadina, e bionda e cesia e bianca e pia e divina. Ma tra’i ghiacci perenni or fu scoperto e ‘l capitano suo gli tolse ‘l serto, e ‘l padre atroce e reo ‘l diseredava. Quest’era silente un ignoto cosacco, un negro mantello, di pelli un colbacco. Nel bosco notturno n’avea Sentimento, e mentre ‘l destriero di gelo moriva, volgeva al recordo del vil rapimento che l’alba fanciulla al villaggio assaliva; e ricordava dolce, ed era la bella dal paterno tugurio ora rapita, del prode ne sedeva e in sulla sella, al rapitor giurava e Amore e Vita. Ma un contadin geloso ‘l seguitava e all’armi ne gemeva, e in sul villaggio or congiunte le vanghe e in gran coraggio costui ‘l cosacco oscuro intrappolava. Allor vi fu un certame e ne duëllava il cavalier errante e ne feriva, ma d’un colpo mortale e vil moriva quest’ambita fanciulla, ed ei disparve colle lagrime in core e in mar di larve, e pelle motte infauste addolorava. Quest’era silente un ignoto cosacco, un negro mantello, di pelli un colbacco. Nel tristo ricordo moriva di gelo, al tronco d’un salce crudel, desolato, cogli occhi dischiusi rivolti in sul cielo, col core perenne, ne fu assiderato! Quest’è la ballata d’un prode in dolore, si puote soffrire, morire d’Amore!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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