La Ballata del Cosacco della Steppa
Massimiliano Zaino
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Nella steppa invernal un prode errava,
e altèro galoppava in su’i licheni,
e scarno fu ‘l destrier e senza i fieni,
e in tra’i ghiacci e le nevi e i boschi freschi
quest’uom chiedeva pane e i caldi deschi,
e a’ miseri villaggi s’inquietava.
Quest’era silente un ignoto cosacco,
al petto le piaghe di tante ferite,
un negro mantello, di pelli un colbacco,
al fianco la spada, nel corno la vite.
Così in quest’ermo freddo or ne gemeva
e nel core soffrìa diseredato,
e cupo e crudo e bieco n’intendeva
pe’i suoi sentier urlar infame un Fato,
e mesto galoppando lamentava
un febbrile cantar di strazio insano,
e un cantico che apprese in suol lontano
col fischio al labbro ansioso rammentava.
Allor nel pianto afoso n’ammirava
le Russie antiche e fiere e i torvi Urali
e sempiternamente in ciel gli strali
della Notte funerea e della Luna
e ‘l nevicar funesto in sulla bruma,
e tanto Morte e invano n’aspettava.
Quest’era silente un ignoto cosacco,
un negro mantello, di pelli un colbacco.
Al foco sedeva nel sonno fugace,
le nevi beveva dal fiato disciolte,
urlar ne sentiva l’augello rapace,
tra’i muschi dormiva, tra l’alighe folte.
All’orizzonte bianco e in Notte avvinto
or seduto a una ripa e in trista rada
col vecchio liuto e fiero e in negro tinto
si lagnava fischiando a eterea Mlada,
e nell’eterno e immenso ghiaccio e in bava
a questa giovin donna un pianto avvinse,
e le corde di gelo e tosto strinse,
e di strazio e d’Amor ne lagrimava.
Un giorno, infatti, e antico innamorava
d’una bella e leggiadra contadina,
e bionda e cesia e bianca e pia e divina.
Ma tra’i ghiacci perenni or fu scoperto
e ‘l capitano suo gli tolse ‘l serto,
e ‘l padre atroce e reo ‘l diseredava.
Quest’era silente un ignoto cosacco,
un negro mantello, di pelli un colbacco.
Nel bosco notturno n’avea Sentimento,
e mentre ‘l destriero di gelo moriva,
volgeva al recordo del vil rapimento
che l’alba fanciulla al villaggio assaliva;
e ricordava dolce, ed era la bella
dal paterno tugurio ora rapita,
del prode ne sedeva e in sulla sella,
al rapitor giurava e Amore e Vita.
Ma un contadin geloso ‘l seguitava
e all’armi ne gemeva, e in sul villaggio
or congiunte le vanghe e in gran coraggio
costui ‘l cosacco oscuro intrappolava.
Allor vi fu un certame e ne duëllava
il cavalier errante e ne feriva,
ma d’un colpo mortale e vil moriva
quest’ambita fanciulla, ed ei disparve
colle lagrime in core e in mar di larve,
e pelle motte infauste addolorava.
Quest’era silente un ignoto cosacco,
un negro mantello, di pelli un colbacco.
Nel tristo ricordo moriva di gelo,
al tronco d’un salce crudel, desolato,
cogli occhi dischiusi rivolti in sul cielo,
col core perenne, ne fu assiderato!
Quest’è la ballata d’un prode in dolore,
si puote soffrire, morire d’Amore!
©
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
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