I demoni delle clessidre
Giorgia Spurio
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Come di resa la sera
raso che nero raccoglie
sul braccio, tra la piega e la parola,
lettera.
Come tesa la lana
così seta che la bocca
provoca e non cuce,
rammenda.
Sarte sono le stelle
tra fili di luci e nebbie,
tra spiriti e respiri,
oltre i boschi e le strade,
fari accesi nel plenilunio,
luna che rapisce e acceca.
I demoni scoprono il sapore
delle lacrime alla riva dei laghi,
e dei miti, oltre le ruote delle nostre gambe,
oltre le speranze,
oltre i mari e le pozzanghere.
Quanta acqua ha travolto
di tramonto affogato,
circondato il corpo dei venti,
sangue rappreso tra le vene del tempo.
Non girare, più sabbia nelle clessidre,
ingoierà la follia e poi la grazia,
caccerà dai granelli, minuscoli fumi
come sale che fugge dalle onde,
dalla spuma e gli scogli,
vapore oltre le rocce,
fantasie oltre le siepi.
Non girare... più che madre
al tocco delle carezze,
come giganti che baciano
le selle agli unicorni,
benedetti dai bambini gli occhi.
Non girare... altrimenti scapperanno,
gli ultimi ricordi, il suono dei flauti
e delle cornamuse, che le foglie
si divertono tra i rami e l’eco,
tra le montagne e le nevi,
non girare, non scuotere la testa,
non girare angolo oltre la frontiera,
altrimenti scapperanno,
e con loro l’ultimo canto dell’ulivo,
lo strazio che la quercia richiama
oltre il santo tra la tomba e la terra del basilico,
scapperanno... e non rimarrà che impronta
-sangue rappreso- tra i granelli, la roccia della sabbia.
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Giorgia Spurio
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