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Introspezione 27 agosto 2014 · lettura 3 min · 1404 letture

Confessione in preda allo sconforto

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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A volte vorrei stare in un deserto per non vedere più la gente intorno ed ammirare, sotto il cielo aperto, l’immensità del vuoto tutto il giorno! Vorrei restar da solo dentro il mondo per riscontrar di quale privazione ne sentirei l’assenza sino in fondo, ovvero: la mancanza di passione per logici motivi naturali, oppure il cibo, od anche l’amicizia, o, forse, i sentimenti più morali che riguardan, dei figli, la letizia. In tutto questo stato di tristezza, c’è un senso di costante malumore dettato da una forte insicurezza che spinge i desideri del mio cuore ad isolarmi sempre più ogni volta dal viver quotidiano della gente, perché la vita mia n’è assai sconvolta dal loro atteggiamento indifferente! In questo mondo non c’è più l’affetto, non c’è più l’amicizia quella vera, non s’intravvede un gesto di rispetto ed ogni lite genera bufera! Vorrei cambiare il clima della Terra per rendere più buoni gli abitanti che assistono ogni giorno a qualche guerra, ma restano impassibili, incuranti! Ma sono solo in questa lotta immane, il mondo in questi anni m’ha ignorato e m’ha trattato sempre come un cane e, quindi, con lo spirito prostrato diventa cosa assurda dare aiuto a chi, purtroppo, non s’è mai degnato d’offrirmi il suo modesto contributo, al fine di sentirmi avvalorato! Perciò a questo punto mi rifiuto, chiudendomi in me stesso col rancore di non aprirmi più in assoluto al prossimo, ch’è sempre senza cuore! Nessuno ha mai capito i miei problemi e, tanto meno, si è mai impegnato di mitigare tutti miei patemi che m’hanno spesso oppresso e lacerato! Per l’ultimo pensiero personale, desidero ch’io venga alfin cremato e senza alcun omaggio floreale, né rito religioso, ... ho decretato! Vorrei morire con la penna in mano nel mentre scrivo l’ultimo mio verso: “E’ morto Sergio, un povero cristiano, non pregate per lui, ... è tempo perso! ” ...... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...Vogliate perdonare il mio sconforto descritto in questi versi di poesia, ...perché ho dormito con il collo storto e in preda ad assoluta ritrosia! .
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I giorni della vita non sono tutti uguali, a volte, purtroppo, siamo schiavi di situazioni negative che ci portano ad entrare nella porta della depressione morale ed allora il nostro spirito evade in labirinti di malinconia, in tal caso, la cosa migliore è riuscire a trovare la via d'uscita per tornare a respirare l'aria della salute e della normalità spirituale.

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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (5)

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Mariasilvia27 agosto 2014

Ci son giorni grigi come il cielo e l'anima cade in un grande sconforto. Si guarda intorno e il suo canto è tutto un grido. Stagioni che cambiano, affetti che si perdono, amicizie che s'allontanano e ci si chiude in se stessi o dietro ricordi o cercando rifugio nel proprio dolore. Bella nota! Sempre l'autore trova sensi profondi per soffiare sui suoi splendidi versi con profonde riflessioni. Apprezzatissima!

Gianna Occhipinti27 agosto 2014

Ci sono giorni in cui l'anima sprofonda nel nero più nero dello sconforto. Succede soprattutto a chi è sensibile e guarda con gli occhi del cuore la vita e tutto ciò che le appartiene. Ma la sofferenza è anche rinascita, desiderio di scoprire nuovi orizzonti ... con quegli occhi un po' stanchi ma ansiosi di guardare oltre ... Bellissima lirica, una confessione che emoziona tantissimo!

stefano papa27 agosto 2014

credo che ognuno di noi abbia provato almeno una volta nella vita tale sentimento del resto così bellamente descritto. è pur vero che sono questi stati d'animo che ci fanno riflettere e crescere. ben scritta e apprezzata

Azar Rudif28 agosto 2014

Condivido ogni verso ed in particolare la sesta strofa. In effetti a che serve tutta questa folla quando è come vivere in un deserto... meglio vivere in un deserto, almeno evitiamo la confusione fastidiosa ed abbiamo un cielo stellato da guardare. Ho vietato anche io i fiori, sono allergico e disposto di lasciare la lapide in bianco, non so leggere. Bellissima poesia di sconforto, ma anche di ribellione verso un mondo che non è capace di comprendere.

Freawaru30 agosto 2014

Mi soffermo ora qui e ora lì, salto da una coppia di versi all'altra, leggo e rileggo a tratti per approfondire ogni sfumatura dei vari significati espressi in questa poesia. Anche io vorrei "ammirare, sotto il cielo aperto/l'immensità del vuoto" - una composizione che lascia di strucco anche per quell'ultima strofa. Ammirata!