Ricucita di Juta
Giorgia Spurio
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E piangere dicendo un Padre Nostro.
E tirare oggetti, vortici
- ma non ho voce, non più. -
E rabbia, e ovatta,
e cielo non più blu.
- E piangere,
dicendo un Padre Nostro.-
Le punizioni non sono che gli occhi,
- ti hanno detto, ti hanno sussurrato,
accarezzato, cancellato...-
Dita in bocca,
non avrò tempo per correre,
mettervi in salvo,
scrigni e speranze,
spiriti e incubi,
nere si camuffano
come pupazzi, hanno un occhio solo,
mitico sorriso delle ninfe, ricucito a zigzag.
Canapa e sacchi grezzi, juta
e sfere, plastica che imita il vetro
- non esiste più cristallo,
né ghiaccio, né panno
dove l’impronta risale lo stallo.-
E si ricordano i nitriti,
pioggia – non d’acqua -
cadaveri e ceneri...
E si ricordano i violini,
note – non musica -
pulsa, pulsa, pulsa... feltro e melma.
Dita in bocca,
le speranze non sono più dèe,
nere corrono come leoni del buio
tra le notti
senza più barlumi, senza più lune,
bambole di juta... mitico sorriso
di ninfe, ricucito a zigzag.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Catia Dinoni29 agosto 2014
C'è il senso di rabbia che scuote, rabbia che percuote il corpo, ma che non ha più voce per gridare alle ingiustizie, parlano gli occhi, parla la disperazione sussurrata tra le labbra con una preghiera, tace un cielo che poi cade nell'ombra... e poi, c'è il tempo, scorre troppo veloce, c'è l'affanno... e poi, le dita in bocca, un prolungato e indotto vomito che non lascia scampo, quasi a voler espellere il male... ricucito a zigzag, sul sorriso di ninfee, con l'unico vezzo come corredo intessuto di juta. Così l'ho percepita, così la rabbia ha guidato la mia mano... Preziosa lirica che conservo nel cuore.

