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Introspezione 8 settembre 2014 · lettura 1 min · 2219 letture

"Akasha"

Stefano Drakul Canepa 4656 poesie pubblicate
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Preferivo pensare che fosse la notte a temere i miei incubi e che le percosse del vespro attendessero le ombre per tremare Il vento non ha mai soffiato per errore e non per questo io respiravo ogni tenebra che non fosse essenza, né il deserto nell'istante dell'addio Superavo i miei dubbi con le stelle e le promesse negate con il vuoto dei giorni più cupi, senza trarre alcun sollievo dalle albe Il sole non è mai sorto per un motivo, né la luce hai mai cercato questo sguardo se non per bruciare le illusioni ed i dolori delle mie guerre Gli amori e le rovine della pelle.
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Immagine: Akasha by elreviae .Akasha (o Akash, Ā kāś a, आकाश è il termine sanscrito per indicare l'etere. Nell'Induismo il termine è utilizzato per indicare l'essenza base di tutte le cose del mondo materiale, l'elemento più piccolo creato dal mondo astrale. Akasha è uno dei Panchamahabhuta o "cinque grandi elementi", la cui principale caratteristica è Shabda, il suono. In hindi il significato di Akasha è cielo.[1] Per le scuole filosofiche Hindu Nyaya e Vaisheshika l'Akasha è la quintessenza, substrato della qualità del suono, una sostanza fisica eterna, impercettibile e che tutto pervade.

L'autore
Stefano Drakul Canepa
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Commenti (3)

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zani carlo8 settembre 2014

Sentirsi un po' perso, non capito neanche negl'istinti primordiali penso che tutti ci sentiamo un po così.Lotta impari ma non si molla mai neanche davanti alle ferite più profonde.

Catia Dinoni9 settembre 2014

Smarrirsi... quanti di noi... pensare di essere parte di un disegno che sfugge dalle dita, scioglie dentro il cuore, alternarsi tra notte e albe con passo più pesante, affaticato dal vento che soffia fendenti come lame sul petto... sì è una guerra, impalpabile etere che respira di essenza del nostro vagare. Trovo sia un testo di grande impatto emotivo. Apprezzato tanto.

A
Alorian18 settembre 2014

Aristotele credeva, come già hai accennato, che l'etere fosse eterno, trasparente, immutabile. Un tale titolo non fa altro che aprire squarci immensi per la riflessione. Il più immediato è quello dell'immutabilità e della stasi della condizione emotiva dell'autore che lo ha portato a scrivere versi certamente così potenti, ma anche tribolati, amari, bui come la notte in cui egli ama rifugiarsi ed esser accolto. E' anche il dramma di tutti, il dramma di ogni uomo, imprigionato da rigidi vincoli sociali e morali. La notte sembra quasi il momento della giornata, della vita in cui tutto dorme, tutto riposa, anche il dolore, anche la sofferenza, quel momento in cui tutto sembra darti un po' di tregua, ma a quanto pare qui, ahimè, ciò non aiuta.