"Akasha"

Commenti (3)
Sentirsi un po' perso, non capito neanche negl'istinti primordiali penso che tutti ci sentiamo un po così.Lotta impari ma non si molla mai neanche davanti alle ferite più profonde.
Smarrirsi... quanti di noi... pensare di essere parte di un disegno che sfugge dalle dita, scioglie dentro il cuore, alternarsi tra notte e albe con passo più pesante, affaticato dal vento che soffia fendenti come lame sul petto... sì è una guerra, impalpabile etere che respira di essenza del nostro vagare. Trovo sia un testo di grande impatto emotivo. Apprezzato tanto.
Aristotele credeva, come già hai accennato, che l'etere fosse eterno, trasparente, immutabile. Un tale titolo non fa altro che aprire squarci immensi per la riflessione. Il più immediato è quello dell'immutabilità e della stasi della condizione emotiva dell'autore che lo ha portato a scrivere versi certamente così potenti, ma anche tribolati, amari, bui come la notte in cui egli ama rifugiarsi ed esser accolto. E' anche il dramma di tutti, il dramma di ogni uomo, imprigionato da rigidi vincoli sociali e morali. La notte sembra quasi il momento della giornata, della vita in cui tutto dorme, tutto riposa, anche il dolore, anche la sofferenza, quel momento in cui tutto sembra darti un po' di tregua, ma a quanto pare qui, ahimè, ciò non aiuta.


