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Morte 9 settembre 2014 · lettura 4 min · 1165 letture

Il Gemito dello Spettro

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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A’ piè de’i calli oscuri e biechi e insani e pelle fosche selve, e i fonti e quivi ‘ve sta ‘l sepolcro muto e in su’ de’ crani e presso i rivi, silente vagolando a’ tristi bivi e alle rocce furiose e a’ cespi vani e in sulle cime a’ ghiacci e bei e sorgivi e ancor lontani un’ombra tetra giace, e a’ fior montani nell’autunno che viene e a’ freddi clivi un cupo ciglio volge e ombrose mani a’ cardi vivi. Così e mentre nel ciel sen vien la Notte scheletrica e consunta or s’incammina, e invisibile e negra va alle grotte, ed è meschina, e gli sterpi calpesta, e a’ queste motte la tomba infame e infranta la destina, e scende da una china, e in fiere bragi avvolta e al labbro pone un urlo e folle e vil. Maledizione! Allora a passi suoi or si gela ‘l Reno, ‘ve l’acque argentee al vespro son di Luna, e della cerva in sonno l’orba cuna a questo volo orrendo si tormenta, e par che al spettro ‘l bosco un duol ne senta nel lacerato cor, nel spento seno. Tristo e muto e funereo, infatti, ei veste quest’ossa sue spettral di folle pietra e silenzioso invòca le tempeste, e si penètra, negro come la Morte in cui la tetra forma altèra si dorme, e a’ foglie meste e ne’i lunar cristalli ormai s’invetra, e alle foreste, e a’ faggi e a’ tigli emana un’ansia peste e al frassino si lagna e a’ quercia tetra, e l’orbe mani in doglie sonan leste un’alba cetra. Ma al valico germano un’eco al canto dall’orizzonte vien di strazio avvolto, e un dolore s’espande e iscoppia intanto e insiste e molto; e pell’Alpi sen va feroce un pianto che pur un ghiaccio antico or brama sciolto, e ‘l scheletrico volto senza meta si pasce in cor di lagne, un urlo tempestoso alle montagne! Così del labbro ossuto e d’un fantasima la fredda selva e cupa n’ode ‘l spiro, tremendo grido e insano d’un vampiro, e in riposo e in vergogna allor ne teme le posse arcane e antiche, e imbianca e freme, e come un lupo in fame, or grida e spasima. Frattanto ‘l spettro incauto e su’ un sentiero i rovi e i sterpi infrange e l’aspre ghiande, or che in codeste fronde è ancor più nero e pelle lande, e a’ salci e agli orni intreccia le ghirlande pella pietra tombale e ‘l cimitero, ‘ve si posa velato e in sulle brande un corpo altèro, e la Luna che brilla pargli un cero, Notte... un’eterna Morte che s’espande, e l’ansie croci sono e al monastero indarne e blande; e a’ piè la rosa muore, e insonne pende dall’arboscello oscuro l’impiccato, cadaverico e in vermi, e in requie attende l’eterno Fato, e febbrilmente l’alma al Cielo rende, e ‘l spirto errante s’erge entusiasmato. E ‘l bosco sta incantato, e al lamento fatal d’un vano picchio perfin le streghe vanno in sul crocicchio! Ma l’ombra insana e folle in duolo grida e disperatamente e cieca e in febbre la tomba indarno brama, e in mezzo all’ebbre maliarde altère e crude allor si pone, e nel sabbath ne scorge un vil Demòne e si trascina in danza infame e infìda. Quand’era in Vita fu un gran cavaliere, morì suicida e in doglie per Amore. Nelle Notti si desta, e in queste sere or perduto ‘l sepolcro n’ha dolore, e in diaboliche e triste e crude schiere ancor straziato giace ‘l lasso core, eternamente spettro come l’etra che lagne e pianti e strazi dà la cetra!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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