Noi che eravamo l'universo
massimo turbi
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Ti dipingo mia amata
sulla tavolozza
dei colori eclissati
nell'angolo stropicciato
dell'autunno ramato di nostalgia.
oh mia pallida luna
tu fosti il sigillo
dei nostri incontri furtivi
nelle Langhe profumate
di mosto selvatico.
Non v'è ritorno
del sole che illuminò
il chiarore della tua pelle
tremante ed assetata
delle mie carezze.
Non vi son più
le dolci tenere mani
che avvolsero
le labbra affamate
di notti insonni
dietro alle lucciole
innamorate delle liriche
che sciamavano tutto intorno a noi.
Noi che fummo l'universo
e tutto girava vorticosamente
come ad urlare le nostre pene
tra le mani coperte di sogni
ora quei desideri
sono labili nel deserto
dove non v'è più acqua né follia.
Ci sentiremo
pazzi e nudi
sotto questo cielo di memoria
che ci tenne legati all'assurdo
del vivere ogni gemito, ogni sussulto
senza mai esserne stanchi.
Non strappare i miei occhi oranti
dal tuo viso,
te li dono come pegno
di questo amore maledetto
delle ossa e della carne,
tatuato a fuoco con i baci spezzati
dalla luna nostra madre consolatrice.
Scrivo a te,
inginocchiandomi davanti alla bellezza dell'estasi
per chiederti la grazia
di poter dormire accanto alla tua ombra,
cosi non possa aver paura della notte
che sopraggiunge ad abbracciare il mio cuore
innamorato.
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massimo turbi
Commenti (1)
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Antonella1710 settembre 2014
il cielo diventa testimone di un grande amore... dolcissima lirica

