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Riflessioni 13 settembre 2014 · lettura 3 min · 3083 letture

Cielo di settembre

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Come saracinesche, coprono, smantellano, pezzi di braccia e nuvole, ultimo – come un wi- fi, filo di un telegrafo invisibile, rotto come l’osso il respiro – guardo l’ultimo verde delle foglie. Cielo di settembre, padre – che bacia le figlie - abbraccia genitori che volano come fumo tra i tetti, baffi e gatti. - Sogni, di un uomo che ripercorre i corridoi “Loro sono ancora qui...” – Deliri postati, silenzi taggati, non dire, non dare... Skype accesi in perenni assenti. È perché sogno i tuoi capelli... È perché li tieni legati, è perché li nascondi, come schermi neri, tv di trip spenti. È perché non so la tua voce quando fotografi fiumi - cos’è la goccia quando cade, quando non urla, ripudiata dalla pioggia – è perché non capisco, è perché... - quanti perché -. È perché non so, perché ti leghi - lontano da me- È perché non so, perché ridi - sorridi di me – È perché non so, perché cammini - corri via da me - . Garage di ferri stridenti, automatici, morti, di chiavi perse, di chiavi doppiate, cambiate, case che cadono a pezzi, chiavi pendenti, come campanelli, ai polsi, al petto, come d’oro madonnine benedette, e sgraziate preghiere che non terminano l’amen, che non segnano la fine, come la breccia, l’asfalto, e la pietra, dove le vernici bianche si confondono alle strade, è perché non so, ma temono l’Amen, fine di una preghiera che non si può ripetere... Vespro tra incenso e ansia, ed arriva la sera. È come un tram... e non si conosce delle fermate l’ultima, si scende, a metà, dove i binari si snodano all’incrocio del buio e dei lampioni. E poi... Si spengono pian piano, lampione dopo lampione, e saltelli passo dopo passo, contando, ostacolo, sasso, gradino, travertino, sampietrino, - pozzanghera - e ridi – d’isteria – fino all’ultimo... l’ultima lampada, luce che accarezza binari e archi, caffè, tristi baristi, ai banconi di prostitute senza amanti. È perché non so, perché ti leghi - lontano da me- Cielo di settembre, acquerellato scheletro di un mese, segreto innamorato di un’estate che ha rabbrividito dietro le sue lacrime, di un’estate che ha nascosto dietro le sue vertebre stelle e soli, e l’hai guardata, e l’hai spiata, estate infreddolita, sola, tra le ischemie degli inverni. È perché non so, perché ti fermi - così lontano... da lei, così lontano... da me - .
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- 13 settembre -13 settembre 2015
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Giorgia Spurio
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