Piazza Carlo III
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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Credo che il poeta si riferisca a Piazza Carlo III di Napoli, una piazza che frequentavo quotidianamente più di quarant'anni fa. Con poche e indovinate parole il poeta pone l'accento su alcuni tratti distintivi di questa piazza poco turistica ma storica della città (non a caso il romanziere franco- marocchino Tahar Ben Jelloun ha ambientato lì il suo romanzo "napoletano" "L'Auberge des Pauvres") : l'intrattenersi degli studenti all'uscita dalle scuole, il caotico giocare a pallone dei ragazzini e soprattutto, direi, l'ingombrante presenza dell'Albergo dei Poveri appunto, questo massiccio edificio voluto proprio da Carlo III e usato per più scopi, fino a diventare, oggi, la testimonianza di un passato forse non più riciclabile.
