Del cammino
In questa notte di luce bianca,
non vedi?
Non scorgi la meraviglia traslucida
della perla tutta speranze e sospiri,
anelito dell’esserci?
E non del bulbo oculare,
fendente di luce,
manifestazione solenne
del nuovo apparire,
ma una canizie
senza timore
e gravida di una certezza.
Imperterrita e solenne
spoglia di un perché,
una memoria
nell’ora del dubbio,
satura e smarrita
disvela ancora,
per nostalgia,
una perenne malinconia.
Il disarmo del tu
alla cogenza del sangue
piegato,
di una tale armonia crudele
si ingentilisce e diviene
aspettativa del nuovo,
dell’impossibile,
depauperato e imbrigliato
nella selva tutta anfratti
di un sonno consumato.
Vedi,
non cerca la chiarezza del contorno,
dell’oro intagliato
per esser forma e diletto
di una sapienza solenne e stanca.
Ha seppellito
incompatibile e dolorosa,
una narrazione
che difende ogni cosa,
ma non sa la verità
e incamminatosi
ansioso di giacere,
per la via consumata dei saggi gloriosi,
il riarmo impietoso dei giorni,
di vertigine aspro,
saluta e rimira.
©
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