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Impressioni 21 settembre 2014 · lettura 4 min · 1247 letture

La Ballata d'un Poeta di Montagna

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Nella sera precoce e in pien Estate un uom dal scarno viso e a un’alma vetta lentamente saliva e a’ roccia gretta; e seco e in man teneva un’arpa d’oro che antica luccicava al cielo moro, ed ei ne fu uno Scaldo, e un santo Vate. Un dì a inquiete vette fu un Poëta, e verso l’ime valli or pizzicava l’arpa dorata e dolce, e cupo urlava una nenia funerea e mesta e inquieta. Allor pell’eco alpestre un tristo canto spaziändo le nubi andava a’ monti, e agli ermi rivi e a’ boschi, e in negro manto in lagrime copriva e l’acque e i ponti, e pelle rocce n’eran bei racconti d’un’alma insana e folle in mesto core e ansiosa si lagnava, e ambendo Amore, or si gemeva ancora e senza pièta. Or, però, si schiudeva in ciel la Notte, e ‘l pianto rispecchiava l’alba Luna - nella piagnucolosa goccia bruna - e al bronzo del villaggio e al campanile e al latrato del lupo e del canile le pietre ne tergeva e l’atre grotte. Un dì a inquiete vette fu un Poëta, e verso l’ime valli or pizzicava l’arpa dorata e dolce, e cupo urlava una nenia funerea e mesta e inquieta. Ma nel cantar dolente or s’avvolgeva d’indarne e fiere speni, e di Destino, e di questo Fato al volto ei si gemeva, e oppresso e in duolo fea un soffrente inchino; onde in sul smorto fiore, e al rivo e al pino e a quest’ombre melliflue e in sull’armento le lagrimose gocce e ‘l suo tormento colle crome contava e a’ corda lieta. Alfin nella tristezza ‘l canto scese, come a valle ‘l viandante a svelti passi, e febbrilmente stava in torvi lassi, e l’orizzonte oscuro e cieco e alpino era una spira orrenda del Destino, e fresco ‘l vento fu di freddo mese. Un dì a inquiete vette fu un Poëta, e verso l’ime valli or pizzicava l’arpa dorata e dolce, e cupo urlava una nenia funerea e mesta e inquieta. Così l’arpista stava all’orbe cime, come un pio trovatore in su gaia corte, e ‘l labbro si gemé, e ne fu sublime nel mantel vedovil d’un’aspra Sorte, e del calle roccioso al truce forte e a’ vicini villaggi urlava insano, e pe’i monti sonava e molle e arcano come nel sacro vespro la compieta. Ed ei le selve scorse, e i rivi in gelo, e sugli alpestri sassi un cimitero, e ‘l suo sepolcro orrendo e crudo e nero, e vide i muti tetti e le finestre serrate e cieche e in requie, e le ginestre dormir serene e fredde in sotto ‘l cielo. Un dì a inquiete vette fu un Poëta, e verso l’ime valli or pizzicava l’arpa dorata e dolce, e cupo urlava una nenia funerea e mesta e inquieta. Allor quest’uomo al mar lontano e all’onde gemendo lamentava infausta cura, e d’Amore cantava all’iraconde vette crudeli e tetre di Natura; onde l’imago amata e attesa e pura come in sogno gentil ancor gli apparve, tra’l prisco sale e amaro e l’ansie larve, come una visiöne inconsuëta. Così in tra’i spirti arcani e vespertini a quest’effigie in sogno or fece un salmo e nel bosco piangeva e insonne e calmo, e la neve alla Luna e all’albe e care sue forme e dolci parve un caldo mare, argenti di pianeti, e rei Destini! Un dì un’arpa dorata e dolce urlava, ed era nenia mesta e fiera e inquieta, e in su’ una cima alpina in pianto stava - e fors’anche morendo - un pio Poëta; e ad amorosa meta ei nell’ansia cantava - e strazio in core - e indarno a Notte chiese e in sogno Amore!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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