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Impressioni 22 settembre 2014 · lettura 5 min · 1287 letture

Il Poeta dell'Autunno

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Eternamente scialbo ‘l ciel si giace, e l’alba è lenta e torva, e ‘l vespro svelto di cupe forme veste, e canta un Celto coll’arpa infausta e cruda la lagnanza che ‘l cardo, e ‘l vento e i fior invita a danza, e nel tramonto l’eco ormai si tace. Così al morir del Sole e al truce aspetto delle tenebre eterne, e a’ monti e agl’ermi e a’ inquieti sassi e inermi e al cippo gretto, e al villaggio silente e al muto tetto e con quest’occhi fermi febbrilmente mi volgo, e a’ cupi germi dell’aër schietto. Così al ciel, alla Luna, e al suo cospetto - bianca larva d’argento e scialbi vermi - gli ansiosi guardi e infermi rivolgo; e un detto dal smorto labbro n’esce, e di tormento a’ campi insani e amari e rei e mietuti ferocemente geme, e in turbamento a’ salci muti; e alfin la pelle n’ode ‘l fiero vento, e l’occhio in pianto scorge i fior caduti, e nell’autunno, o Notte, un vil spavento dovunque incuti. Allor nel mite gelo che vien lento e in su’i pini e i carpin alfin perduti tenendo in cor - e tanto - un patimento soffio a’ miei liuti. Ma amaro m’è in su’i campi ‘l cener cupo, presso gli arsi covoni, e i secchi rivi, e m’opprimon le brume, e ‘l negro lupo e i freddi clivi, e in su’i sepolcri antichi e su’un dirupo quest’occhi son di pianto - e ognor - sorgivi; e vagolando quivi come un bardo ne canto e molle e orbata all’autunnale Notte una ballata. Un giorno in quest’autunno un uom soffrente dell’Estate sen stava al cimitero, e in sull’attiguo e tristo monastero col cieco vischio e ‘l salce e colla ghianda pietosamente fea gentil ghirlanda, e coll’erbe gelate e colle mente. Ne canterò di lui che uccise un fiore, allorquando intrecciava un pegno insano, e ‘l posava a una tomba, inquieta mano, e ‘l pianto gli era amico in mezzo al core. L’acciaro ne brandì, e ‘l fior ne recise, e l’ansia linfa andava, e fu vitale, e di sangue le mani or sempre intrise e in strazio ne mostrava e al maëstrale, e al sasso oscuro e mesto e sepolcrale i petali recisi e al suol posava, e una nenia feroce al ciel lagnava, e tristo s’inquietava e in reo dolore. Così l’ansia ghirlanda a questa fossa quest’ombra che gemeva a stento pose, intrecciate tra lor perfin le rose, e co’ petali estremi ‘l ciel estivo nell’autunno ei piangeva, e presso un rivo anche l’aura ne fu - e nel cor! - commossa. Ho cantato di lui che uccise un fiore, allorquando intrecciava un pegno insano, e ‘l posava a una tomba, inquieta mano, e ‘l pianto gli era amico in mezzo al core; e soffriva d’Amore, e l’Estate dormiva in tomba arcana, avvolta nelle brine, e spenta e vana, e intorno ed insapore come ‘l ghigno fremente e bieco d’Unno, atrocemente v’era ‘l sol autunno, e nelle selve more che la Notte copriva e all’orno e al cardo vêr l’Ignoto riedeva ‘l mesto bardo. Or che cantai quest’ode io son Poëta degli autunnal istanti e della sera, melanconico in core e in terra fiera, e come un fior ghiacciato io son solingo, eternamente in duolo, e vo’ ramingo, e sempre l’alma in petto va e s’inquieta. Ma pur dolci mi sono queste foglie, e queste dolci tinte impallidite, quest’acero ramato e ‘l salce in doglie e ‘l tiglio mite, e di riso ‘l granel che al campo toglie la falce, e queste ripe ormai assopite, e i cadenti carpin, le querce spoglie a’ vie smarrite. Allor tra ‘l gaudio e ‘l sdegno in ciel respiro l’incantevole labbro in vento molle del verno che verrà, e lontano ammiro un cupo colle, e in quest’aër confuso e qui sospiro, come ‘l fumo al camin che inquieto or bolle; e vien la brina folle, come la Luna in cielo, ‘l bianco a’ campi, e tu d’argento, oh ramo, e tu n’avvampi!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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