Voce d'Oceanine
Giorgia Spurio
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Voce, perché non riconosci il canto.
Voce, perché delle impronte
non riconosci il volto delle maghe tra le montagne.
Fate, onde di lago e di vento,
fusti d’agave tra i torrenti.
Voce, perché non riconosci il sogno.
È come l’aereo delle acque,
si riprende dal cielo
pezzi di mondo, risucchiate ombre,
d’occhi che non vogliono rosso a sporcar tempere,
dipinti che d’azzurro ripercorre colli e gigli,
garofani senza sussurri d’ocarina.
Voce mia, - è la mia –
Passeggia come su di un filo bianco
lungo i vuoti delle valli delle città,
tra i Polifemo d’argento,
un acciaio che sfida il cemento,
e i ciclopi bagnano di lacrime
le guance alle spose
- d’orchidea tra i fluidi capelli bruni,
fanciulle delle sere e delle avemarie –,
e i ciclopi chiudono le lacrime,
asciugano l’umido fard
alle spose, tenui
- d’orchidea tra i riflessi bruni,
fanciulle con i veli sugli occhi,
tra i mari dell’evanescenze -,
un saluto si immortala,
tra le gonne di stoffe e corindoni al sole,
verso i navigatori,
cavalieri delle correnti
al molo dove prua
apre la rotta della iole.
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L'autore
Giorgia Spurio
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